Domenica 28 febbraio 2021, Barzanò, Lecco.

2021, ricominciamo da dove eravamo rimasti nel 2020. Da un duathlon. E con la stessa situazione, prima di un nuovo lockdown (probabilmente)! Che fatica fare le gare in questo periodo, capisco gli organizzatori, è davvero difficile pensare di rispettare tutte le normative, coordinare il tutto tra persone che poco rispettano le regole e prendersi la responsabilità. Sinceramente? Deve finire questo periodo, altrimenti non vedo molto futuro per le gare.

Ma veniamo alla gara. Mi iscrivo “all’ultimo” per i miei standard, ma non poteva essere altrimenti vista la situazione. Se non erro le iscrizioni chiudevano il 23 febbraio, io mi sono iscritto il 21. L’organizzazione è della “Spartacus”, ho già partecipato ad alcune gare da loro organizzate e devo dire che mi sono sempre trovato bene. Il primo impatto è positivo, ci sono le tre frazioni (corsa-bici-corsa) nel sito, con tanto di mappa. Il secondo impatto un po’ meno positivo. Leggo il briefing pre gara e non capisco bene. Ho il 177 e mi viene richiesto di mettere la bici in zona cambio dalle 10:20 alle 10:40 e la partenza… alle 14:30! E cosa faccio io per 4 ore?

Niente! Decido che vale la pena tornare a casa. Ma veniamo alla cronaca, così rende meglio l’idea.

Ore 7.50. Sono già sveglio da qualche minuto e mi sto rigirando nel letto. Ho tutto pronto, bici in macchina, colazione già preparata, borsone con tutto il necessario. Mi vesto, colazione veloce e sono in macchina. Devo andare verso nord su strade della Brianza che ho percorso in bici più di qualche volta. Metto il naviga, per sicurezza. C’è traffico, molto. Ultimo week end di zona gialla e quindi è una sorta di “liberi tutti” prima del cambio colore. Per fortuna la zona gara è abbastanza isolata, vicino alla scuola media di Barzanò. Parcheggio comodo, vado a ritirare il numero. Arrivo qualche minuto prima e aspetto il mio turno, nel frattempo trovo Elisa, una compagna di squadra, veneta pure lei, così scambio due parole. Prendo il numero e una bella maglietta running di colore arancione (in materiale tecnico, finalmente!) e torno in macchina a preparare la bici. Faccio tutto in modo “collaudato”, nonostante non abbia fatto tante gare ultimamente mi accorgo che eseguo le operazioni senza neppure pensarci troppo: il numero sulla bici, sul casco, gonfio le ruote, … finito! Ah ecco ti pareva, dimenticata una cosa. Il “ripara ruota” d’emergenza, in caso di foratura. Pace, speriamo di non bucare.

Ore 10, arrivo in zona cambio. So che non posso entrare, attendo paziente fino alle 10:20. L’obiettivo infatti è quello di mettere la bici, prendere la macchina e volare… a casa! Sì sì proprio a casa. E così faccio, non prima però di aver fatto un giro, sempre in macchina, del percorso di 7km della bici da affrontare poi in gara.

Bella idea quella di tornare a casa… ma che casino! Questa volta non metto il navigatore, decido di non prendere la statale Milano-Lecco ma di scendere per Lesmo, poi Monza e casa. C’è traffico però e sono in stato di ansia. E se poi trovo colonna e non arrivo in tempo per la partenza? Ormai sono in strada e tornare indietro non ha senso, tra l’altro il “fotografo ufficiale” (che oggi tra l’altro non farà il fotografo con la reflex) mi aspetta. Arrivo a casa alle 11 e 20, ci ho messo ben 50 minuti a scendere. Decido di saltare il pranzo, tanto lo stomaco è chiuso e non sarebbe una buona cosa. Mangio delle barrette, faccio pipì, metto il body da gara e sono pronto!

Sono le 12 e sono già in macchina per tornare sul campo gara. La situazione traffico è meglio del previsto, 40 minuti e sono già allo stesso parcheggio dove avevo lasciato la macchina. Alla fine è andata bene così. Ho “perso” due ore che altrimenti non avrei saputo come riempire, se non con un pisolino in macchina che mi avrebbe messo solo più tensione.

Riscaldamento difficile. Siamo in tanti e il mantenimento delle distanze è complicato. Come è complicato riscaldarsi con la mascherina indossata. Alla fine desisto, l’approccio alla gara è chiaro fin dall’inizio. No follie. Si va in progressione. La forma fisica è quel che è e non vale la pena di tirare alla morte per una posizione che sarà comunque scarsa. Sono nei pressi della partenza, chiacchiero con un “collega” del Propatria. Ci dicono tutti in zona cambio. Mi avvicino alla mia bici, è ancora là, dove l’avevo lasciata 4 ore prima. Passa un giudice e ci “raccoglie” tutti. No, pessima idea. Abbiamo la mascherina, per carità, ma è assembramento allo stato puro. Appena uscito dalla zona cambio mi allontano, resto ai margini, cerco un “po’ di sicurezza”. Vedo che altri fanno come me, ma la maggior parte è tutta in “gregge” come nelle gare “normali”. E’ dura. Capisco gli organizzatori, come fai? E’ impossibile trovare un modo per non fare assembramento. Ci disponiamo nella rolling start, ormai il riscaldamento è un lontano ricordo, sarà passata mezzora. Manca una fila di atleti mi avvicino alla linea di partenza. Devo togliere la mascherina. E’ incastrata negli occhiali, tiro con forza, cadono gli occhiali. Bene ma non benissimo. Neppure il tempo di raccoglierli che sento il fischio. Vabbé. Parto.

Sono subito ultimo dei miei 5 compagni di “rolling start”. Partiti tutti a razzo, as usual. E niente sorrido cercando un ritmo decente. Discesa. Salita. Discesa. Eh già. Poi salita vera. Devo dire che siamo abbastanza lontani gli uni dagli altri. Bene dai, speriamo bene per il Covid. Corro, arranco, libero la mente. Bello, bello, bello. Mi sembra di stare bene. Quasi bene. Mi scappa la pipì. Ma fermarsi vuol dire veramente buttare troppo tempo e già mi stanno passando in tantissimi.

Arrivo in zona cambio. Bici. Salgo quasi al volo, le scarpe si infilano che è una meraviglia. Ma vai!!!!! Comincio il percorso. Salite e discese anche in questa frazione. Le discese. Sì mi passano tutti là, poi in salita li riprendo tutti. A metà del percorso la rotonda maledetta, si arriva forte e se non freni voli fuori. E infatti… vedo un atleta a terra. Altro pezzo di discesa. Poi falsopiano. Aver fatto il percorso in macchina è stato molto utile, so cosa mi aspetta. Secondo giro, cerco di forzare un po’ di più, sento che sto bene. Sono sempre solo, stare a ruota è vietato ma devo dire anche abbastanza inutile non essendoci un metro di pianura. Terzo giro, cerco di migliorare la discesa, ormai la conosco. E niente peccato i giri sono finiti altrimenti avrei migliorato sempre di più. Arrivo in zona cambio, scendo al Volo. Ahia! accenno di crampo sul polpaccio sinistro. Solito punto, descritto più e più volte in questo blog. Dico a voce alta “no, no, no!”. Metto la bici, levo il casco. Non devo forzare altrimenti sono dolori.

Riprendo a correre, passi corti. Discesa. Salita. Stacco la testa, lascio andare le gambe che tengono sempre di più, il dolore al polpaccio svanisce. Vedo un tizio partito con me nella “rolling start”, mancano 200 metri, ho ancora fiato, uno scatto e arrivo prima di lui. Le soddisfazioni, quelle piccole e inutili.

195esimo posto su circa 300. 2 ore e 14 minuti (avevo previsto 2 ore e mezza). In generale si dovrebbe dire “malino”. Ma io sono… felicissimo! Mi sono divertito, il percorso era bello ed è stata “gara”. Ritiro il pacco con il “ristoro”, divoro il panino al prosciutto. Alla fine ho corso senza mangiare! E poi pipì. Mi scappava dal secondo chilometro di corsa…

Grazie al fotografo come sempre. Le condizioni impongono di stare distanti dagli altri e le foto vanno bene con il cell. Rimarrà comunque una bella gara da ricordare.