Scrivere il resoconto del 2020 non è facile. Tutti sappiamo cosa è successo. E’ stato scritto tanto e di sicuro quello che voglio non è ripetere quanto anche lo sport sia stato travolto dal COVID-19. Posso partire però da una nota positiva: il totale minuti praticati nelle tre attività non è diminuito rispetto al 2019, anzi un po’ è cresciuto. E mi sembra un grandissimo risultato. Per la precisione: 236 ore e 37 minuti nel 2019, 241 ore e 16 minuti nel 2020. A cui vanno aggiunti ben 23 ore di “stretching” che ho cominciato a monitorare. Questo perché effettivamente lo “smart working”, che ho praticato continuativamente da marzo a dicembre, ti consente di avere un po’ di tempo in più per andare a correre o in bici. Per andare a nuotare, beh, no. Perché a nuotare è stato vietato per gran parte dell’anno. E tutt’ora, che siamo a marzo, non vedo più la piscina da 5 mesi. Ho quasi dimenticato il sapore del cloro. Tanta tristezza. Perché l’acqua fa bene. Purifica. Toglie lo stress. Almeno a me fa questo effetto, soprattutto quando non mi metto a fare allenamenti “tabellati” ma vado avanti e indietro in vasca, staccando la testa, i pensieri e il mondo esterno. Il massimo si raggiunge quando sei solo in corsia, così non devi lasciare spazio a chi nuota più veloce di te, perché si ce ne sono tantissimi che nuotano più veloce di me!

Eccoli quindi i dati!

Rispetto agli altri anni non farò un’analisi sui tre diversi sport del Triathlon. Non ha molto senso, è cambiato davvero tanto rispetto al 2019. Prendiamo il nuoto: a febbraio sono stati sospesi gli allenamenti che facevo con la squadra (Cus ProPatria Milano) alla piscina Quanta. Non la più bella piscina del mondo ma eravamo pochi e mi trovavo bene. Pian piano hanno chiuso tutte per il lockdown. A giugno ero nella zona dell’Oltrepò ed è stata un’emozione tornare in acqua. Ricordo molto bene la fatica, dopo 500m ero già sfinito. Sono riuscito a nuotare per tutta l’estate, in piscina non mi sono mai sentito davvero in pericolo per il Virus. Certo le docce potevano essere un veicolo di trasmissione ma che io sappia alla Virgin Bicocca dove vado non ci sono stati casi di questo tipo. E arriviamo all’ultima nuotata 14 ottobre 2020… poi la chiusura, che dura ancora oggi, marzo, situazione che non migliorerà almeno fino a maggio, penso. Tanti giorni, troppi. Mi rendo conto che la cosa comincia a perdere un po’ di senso, come fai a pensare di prepararti ad una gara, ad avere un obiettivo? Non so la risposta e infatti nonostante una breve occhiata al calendario 2021 sul sito FITRI quest’anno non ho fatto nessuna pianificazione di gare. Tra l’altro ho visto qualche messaggio su Facebook che alcune programmate per maggio hanno già cominciato a spostarle a settembre. Brutto segno.

Ma torniamo ai numeri. La bici? Beh bene dai. A parte una caduta evitabilissima a fine maggio, che mi ha portato anche ad un bel po’ di problemi al palmo della mano (un’infezione “curata” col bisturi dell’ospedale Niguarda) è stata una bella stagione. Non ho fatto il giro lunghissimo. Niente gare di gran fondo ovviamente. Ma ho potuto rimanere molto da solo, pedalando e ammirando i vari panorami. Tra i miei giri preferiti quelli in MTB in Veneto, nelle colline dove sono nato. Spettacolari. Bello anche il giro nell’Appennino, dove ho raggiunto la vetta del monte Lesima. Complessivamente ben 130 ore di bici con un dislivello di 30 mila metri. Certo nulla a confronto di molti colleghi triatleti che passano molte più ore in bici, ma io sono soddisfatto.

C’è da considerare il molto tempo passato sui rulli. Ben il 40% delle 130 ore!!! Se non hai altra possibilità di allenarti….

La MTB. L’ho usata abbastanza, 807km percorsi in totale per ben oltre 15 mila metri di dislivello. Il discorso che forse avevo fatto già lo scorso anno rimane valido, ovvero: la bici da strada è sempre più pericolosa. Se è vero che durante il Covid il traffico è diminuito è anche vero che sembrano tutti più nervosi e la velocità in generale non è diminuita, anzi. Ho avuto in bici da corsa dei momenti di terrore, anche quest’anno. Non in discesa, visto che sono veramente scarso e sapendolo vado piano (anche in gara purtroppo e perdo un sacco di secondi preziosi) ma in pianura. A farmi paura i sorpassi e gli incroci. Anche quest’anno in almeno due occasioni mi sono visto il fenomeno di turno fare un sorpasso azzardato invadendo la mia corsia di marcia. Un caso c’è l’ho ancora presente, ricordo la zona, vicino a Besana in Brianza e ricordo di essermi buttato giù dal ciglio della strada. Per gli incroci è un continuo: mi avrà visto? Inutile dire che in mezzo ai sentieri o alle strade devastate e molto sconnesse dell’Appennino si sta decisamente più tranquilli. E infatti… dovevo cambiare la bici da corsa ma ho fermato tutto. E se prendessi una Gravel? Alla fine… ci si allena lo stesso!

La corsa. Mi è mancata durante il lockdown. Uno dei primi giorni di marzo sentirsi gridare dalla signora cicciona dal balcone “cog..ne stai a casa!” (erano le 21 di sera, avevo scelto un’ora in cui non trovavo nessuno al parco) beh… mi ha fatto desistere. Avevo davvero paura che qualche “malato” volesse fare “giustizia”, cosa peraltro successa pochi giorni dopo, in Veneto mi pare. Non ho più corso, per tutta marzo e aprile. E’ stata dura. Quando ho ripreso in maggio è stato però molto bello, quasi più che andare in bici. Ho ritrovato la passione di correre e ancora oggi la sento e ci vado volentieri. Ho dovuto alzare il piede, sarà la vecchiaia o lo stop forzato? O entrambi? Fatto sta che c’è poco da fare… ora anche nelle gare scendere sotto i 4 al minuto non è più nelle mie corde. Pace. I “fondi lenti” di inizio inverno 2020 sono stati carburante per la mente e per l’anima. Bello. In totale ho corso 76 ore con 8.600 metri di dislivello. Anche qui, considerando i due mesi di stop forzato, niente male! Sono molto soddisfatto. Ovviamente siamo ben lontani dalle 154 ore corse nel 2015, ma in quei tempi lontani facevo solo running.

Infine… gli allungamenti. Qualche ora l’ho passata a fare stetching. Beh niente male, relax e benefici poi nel recupero.

Conclusione. Ho fatto quel che ho potuto. Già aver affrontato due gare mi sembra un buon risultato (un triathlon sprint atipico e un duathlon sprint). L’altro buon risultato è stato quello che non è andata via la passione, nonostante abbia sentito l’avanzare dell’età maggiormente rispetto alle altre stagioni. L’avevo letto: bisogna saper reagire ad una decrescita delle performance. Soprattutto se non hai poi tempo da dedicare o se c’è qualche fattore esterno, tipo una pandemia, che limita i tuoi allenamenti. In generale mi sa che mi dovrò abituare ad avere meno tempo per allenarmi :-).