Lago Sirio, domenica 27 settembre 2020.

Domenica mattina, ore 6:10. Mi sveglio e guardo l’ora, la radio sveglia era programmata per le 6:15. Sono agitato, la notte non è passata benissimo, mi sono dovuto alzare per aggiungere una coperta. Ebbene sì, io di solito molto “caloroso” avevo questa volta freddo. Ed in effetti la temperatura esterna era più o meno di 4 gradi. A settembre. Dopo un inizio mese bollente! E giusto prima della prima (lo sottolineo, prima) gara di questo 2020, in cui tutto è fermo, triathlon ovviamente e giustamente compreso.

Colazione. Al solito ho lo stomaco chiuso ma questa volta lo è un po’ più del solito. Non è tanto la tensione per la gara ma l’amaro che sento in bocca per una gara che poteva essere “perfetta” ma che il freddo rischia di rovinare.

Ore 6:45, come da programma sono in auto. Direzione Torino. Guardo il display della macchina. 5 gradi. Ma sto andando a sciare in Valle d’Aosta? Mi giro e no, non ci sono gli sci, ma la bici da corsa. Rallento, velocità di crociera 120km/h. L’autostrada è piacevolmente vuota. L’appuntamento è per le 7:45 a Santhià con il “fotografo ufficiale”, quanta pazienza, questo fotografo.

Ore 8:20, sono sul “campo gara”. L’atmosfera è quella di sempre con qualche novità: le mascherine, la coda distanziata per il ritiro del pettorale e autocertificazioni “no non ho il COVID e sono rimasto distante dalle persone che ce l’avevano”. La famosa “manleva” niente di più. Ci dobbiamo abituare, questi i tempi che corrono e comunque dobbiamo ringraziare chi ha il coraggio di organizzare le gare.

Preparazione bici, poi il deposito in zona cambio. Cosa metto? Fa freddo… E manca pure il sole, coperto da una nuvola. In bici soprattutto farà molto freddo, unica fortuna si parte con la salita (scritta così suona male ma è così: non tutti i mali vengono per nuocere!).

Partenza. Formula del Rolling Start: 5 persone ogni 10 secondi. Direi… Fantastico! Niente “tonnara”, niente manate, niente schiaffi. Al fischio del giudice faccio i primi metri e… c’è il baratro! Ci saranno almeno due metri di vuoto prima dell’acqua. Mi blocco un attimo, poi giù a bomba. Inizio a nuotare, l’acqua sembra quasi calda rispetto alla temperatura esterna. Rispetto ad altre gare sono tranquillo ma avverto una certa difficoltà nel fare le bracciate. Probabilmente non ho messo bene la muta che mi “tira” un po’ troppo nelle spalle. Dopo il passaggio alla seconda boa ho un rettilineo, alzo lo sguardo mi sembra maledettamente lontano. Cerco di non pensarci ma so già che quando uscirò non vedrò scritto 750 metri ma ben di più.

Esco dall’acqua, la muta si incastra nell’orologio. Devo fermare la mia corsa, quasi fermarmi per fare forza e toglierla. Premo “back” che significa fine della prima frazione, con la coda dell’occhio vedo quasi 1.000 metri di nuoto: no non mi sbagliavo. Prendo la bici, mi metto un gilet antivento. Fa freddo ma non lo sento molto. Inizia la salita. Qualche chilometro e poi un po’ di discesa per tirare il fiato. C’è un incrocio. Sono veloce, vedo uno dell’organizzazione che mi fa segno verso sinistra, freno, giro… ci altri che mi gridano: nooo! Non di là! Mi fermo giro la bici. Ho un rapporto durissimo (ero in discesa, ci sta). Litigo col cambio. Insomma tempo prezioso che se ne va. Salita ancora, vado su con il mio passo e maledico gli organizzatori. Ci sono macchine ovunque. Non è un problema per la salita ma ho paura per quando inizierà la discesa. Il tempo sembra infinito, leggo sull’orologio più di 700 metri di dislivello fatto. Sento un po’ di male le gambe ma è sopportabile. Inizia la discesa, macchine non ce ne sono ma ho paura. Tiro i freni, forse troppo. Sento anche un po’ di freddo. Anche la discesa è bella lunga. Mi sento molto rigido sulla bici e mi fanno male le spalle dalla tensione. L’ultimo pezzo prima della zona cambio è la stessa strada fatta all’andata. Sono solo e un po’ mi chiedo se sono sul percorso corretto ma non posso aver sbagliato. E infatti vedo la zona cambio.

Scendo dalla bici, lunghissimo “percorso di compensazione” che faccio senza scarpe (per fortuna avevo messo i calzini), spingendo la bici. Inizia la corsa. Pronti via e.. salita! Ancora! Sento la stanchezza che mi sale dalle gambe ma cerco di tenere un certo ritmo. Anche nella frazione di corsa sono abbastanza solo, non incontro molti altri atleti. Vedo quello che sarà il vincitore dell’olimpico che mi passa, non tento nemmeno di stagli un po’ dietro. Devo dire che la mancanza di allenamento si sente… Eccome! Purtroppo ci sono molte persone che passeggiano lungo il lago, che letteralmente ci ignorano. Anzi qualcuno sembra quasi faccia apposta a mettersi in mezzo al sentiero, a rivendicare chissà quale diritto. Un peccato, gli organizzatori avrebbero dovuto essere più attenti su questo aspetto.

Ultimo chilometro. Cerco di velocizzare il ritmo. Chiudo alla fine bene, molto meglio di quanto mi aspettassi. Oltre due ore di gara. Un quarto posto di categoria che per me vale molto. All’arrivo mi consegnano la mascherina da indossare. Ovviamente lo faccio subito anche se il fiatone non se ne va!

E’ un anno strano. E tornare sul campo di gara è stato strano. Alla fine però ho portato a casa un bel ricordo, un nuovo lago (Lago Sirio), dei bei panorami e tutto sommato una buona prestazione. Da registrare un’organizzazione non perfetta, anzi. Peccato perché il territorio è molto bello e si presta particolarmente alle gare di triathlon.

La mia gara su Garmin.

Le foto!!!! Come sempre GRAZIE FOTOGRAFO!