Pavia, domenica 20 ottobre 2019.

Ore 8. Sposto la tenda della camera e vedo solo un colore bianco tendente al grigio. La nebbia. Ci mancava solo questa.

E’ da un po’ di tempo che non scrivo in questo blog. L’ultima volta era luglio. Nessuna gara da luglio? No, ovviamente. Avrei dovuto correre a Sanremo, a metà settembre circa, era un triathlon olimpico a cui miravo da tempo. Invece non sono nemmeno partito. Perché? Per la pioggia. Anzi per la bufera che al momento della partenza imperversava. Non me la sono sentita di soffrire per più di 3 ore. Inoltre il percorso bici era ‘in linea’ con salite e soprattutto discese che non conoscevo. Ho ancora in mente cosa significa correre con quelle condizioni meteo, l’ho provata a Lavarone, lo scorso agosto. Ecco, quella gara non la porto nel cuore e non avrei portato neppure questa. Devo poi ammettere che non mi piaceva per nulla l’organizzazione della gara. La partenza era situata in un porto davvero squallido, edifici abbandonati, ferraglie e sporcizia ovunque. Ed era una gara nazionale promossa dalla FITRI per il campionato giovanile… mah!

In ogni caso torniamo al duathlon sprint di Pavia e alla consueta cronaca della giornata. Ore 10. Sono in macchina, non ho molta strada da fare. Pavia è la città capoluogo della provincia del fotografo ufficiale. Durante il tragitto a tratti… piove. Ovviamente! Quest’anno non ce la faccio proprio più. Non c’è stata una gara in cui il cielo era sereno (solo una il campionato italiano di duathlon classico a Quinzano). Arrivo presso il palazzetto, ritiro il pacco gara che va “creato”: si prende una borsetta e si infila dentro un barattolo di caffè, una birra (al caffè) e la maglietta ufficiale della gara (di tessuto tecnico ma con un disegno decisamente buzzurro e di colore nero, che non mi piace!). Non mi era mai capitato di dover comporre il pacco gara, si provano sempre nuove esperienze.

Torno in macchina e comincio a preparare le cose. C’è una notizia positiva: non piove più e perfino sembra che possa uscire un po’ di sole. Sono abbastanza tranquillo, so di non essere allenato come vorrei, so che dovrò soffrire perché queste sono gare tiratissime dal primo metro.

Ore 12:00 metto la bici in zona cambio e rimango un po’ in macchina. La partenza è fissata per le 13:30, c’è ancora tempo. Il sole sparisce, ricompaiono nuvole minacciose. Sospiro guardando il cielo.

Ore 13, riscaldamento. Di quello fatto bene, perché poi si deve partire a tutta. Mi metto nelle retrovie e prima della partenza continuo a fare esercizi e movimento. Quasi non sento lo sparo e vedo che tutti partono. Mi precipito verso il via ma è una falsa partenza. Tutti indietro. Passano alcuni minuti e poi si parte veramente. E’ come le altre volte. Tutti a tutta! E io sono a tutta, anzi sono oltre il mio limite. Alla vibrazione del primo chilometro guardo l’orologio. 3 minuti e 45 secondi. Decisamente troppo veloce! E infatti sono a corto di tutto… fiato, le gambe già fanno male. Decido di tenere duro vediamo quanto ci metto a esplodere. Passa il secondo chilometro e il terzo. I tempi si alzano e io ho la brutta idea di guardare il cardio-frequenzimetro: sono ben oltre i 180. Insomma ho corso al massimo per 3 km. E’ arrivato il momento di “alzare il piede”. Faccio gli ultimi due km a 4 minuti e 8 secondi e vado a prendere la bici. In zona cambio fila più o meno tutto liscio, tranne l’aggancio de casco che non riesce al primo tentativo. Salgo in bici e … sono solo! Mi giro, non arriva nessuno. C’è vento. Bene ma non benissimo. Il percorso è a bastone sulla tangenziale nord di Pavia. Passano due chilometri, vedo un gruppo davanti a me. Sono in circa 5/6, sarebbe bello raggiungerli e sfruttare la scia. Già ma da solo è impossibile. Mi metto a tirare e sento uno che mi supera. Mi accodo subito, ne prendiamo un altro. Siamo in 3 ma solo io un altro collaboriamo con cambi regolari. E’ una fatica estrema… il gruppetto sembra a portata di mano ma non riusciamo a raggiungerlo. Il vento è contrario e la strada piena di buche. Raccolgo le ultime energie e ci metto tutto quello che ho. Agganciamo il gruppetto, ora un po’ di riposo in scia, sono stremato. Passano una decina di chilometri, il gruppo si è fatto numeroso, almeno 10/12 persone. Non c’è tanto accordo però e si crea un effetto elastico: a volte si va veloce e poi si rallenta. Questa è la peggior cosa per me, già lo sento…. e infatti. I giri da fare sono due e ci sono 3 giri di boa da fare. Il giro di boa fa rallentare tantissimo e poi si deve ripartire. Al secondo giro di boa la sensazione. E’ sempre quella oramai la conosco. Due arance durissime si formano nella parte alta dei polpacci. E cominciano a fare male. Tengo i denti stretti ma il male è sempre più grande. All’improvviso diventa insopportabile. Non c’è nulla da fare, non riesco più a pedalare. Mi sfilo dal gruppo, cerco una pedalata agile che non riesco a fare. Dopo qualche minuto che mi sembra infinito il male si attenua un po’. Ricomincio a pedalare regolarmente ma ovviamente ora sono solo. Faccio gli ultimi 3 o 4 km così. Arrivo in zona cambio, scendo dalla bici con le scarpe. Troppo pericoloso fare movimenti strani, il dolore potrebbe farsi più forte. Mi metto di nuovo le scarpe da corsa, anche qui molto lentamente evitando movimenti bruschi.

Parto per gli ultimi 2,5 km. Il dolore è forte. Zoppico. Stringo i denti, anche camminando voglio finire la gara. Il primo km è a 4:38, poi qualcosa inizia a sciogliersi. Il secondo km a 4:20, sono sorpreso, con il dolore che avevo non pensavo fosse possibile.

Traguardo. Sono distrutto e pieno di male ai polpacci. Sono un po’ deluso, peccato davvero. Non ero messo male e poteva andare un po’ meglio. Alla fine chiudo in 1 ora e 8 minuti. A metà classifica, più o meno. Va bene così, senza crampi avrei guadagnato almeno una ventina di posizioni, ma questo è il livello di allenamento quest’anno. con un po’ di amaro in bocca mi avvio verso casa. Almeno sono riuscito a fare la gara e soprattutto non è piovuto!

La mia gara su Garmin.

Le foto, grazie alla pazienza del fotografo!!!