Alice Superiore, sabato 22 giugno 2019.

Sabato mattina. Controllo che ci sia tutto, ormai sta diventando un grande classico dimenticare a casa qualcosa. E infatti… dove sono le ciabatte? E niente, sono a casa.

Rimedio con una toccata e fuga da Decathlon. Dove sono i prodotti ‘blu’? Ah, eccoli. € 2,99, fin troppi tanto poi le lascio a bordo di qualche lago.

Casale Monferrato, Santhià. Uscita Ivrea. Ah no, Google Maps dice di uscire prima. Sono in anticipo, lo ascolto. Alzo lo sguardo. C’è il sole ma intuisco che dove devo andare, un po’ più a ovest e qualche centinaio di metri più in su c’è… un temporale! Bene ma non benissimo. Che palle però… possibile che sia così ogni volta che ho una gara?

Arrivo ad Alice Superiore. Vedo il bel laghetto. Due foto e ritiro il pacco gara. Un vero pacco gara! Dentro ci sono un sacco di cose e anche una “sfida tra supermercati”: Coop vs Conad. E poi c’è un libro: “L’insurrezione di Milano”, di Carlo Cattaneo. E bravi! E’ la prima volta in tanti anni che trovo un libro nel pacco gara, lo leggerò sicuramente.

Ritorno in macchina. Tuono. Un altro tuono. Mi viene quasi da piangere. E’ un mese che non corro e ovviamente in tutti i week end c’è stato il sole. Devo liberare la mente. Scendo dall’auto e sotto una pioggia leggera preparo bici e tutto il resto. Mi metto in sella, non riuscirò a fare i 13 km del percorso ma voglio vedere i primi due così mi rendo conto. Beh c’è poco da dire. Salita. Due km di salita quasi tutta in asfalto. Menomale. Il tempo vola ed è arrivato il momento di andare a mettere la bici in zona cambio e mettersi la muta. Nel frattempo piove ancora a tratti, ma niente grandine e niente lampi. Il giudice di gara, un tipo veramente simpatico e allegro, ci dice “dai ragazzi che quando partiamo non c’è più nulla”. Il giudice meteorologo. TOP. Mi infilo la muta e per l’occasione mi filmo con la nuovissima GoPro ricevuta in regalo. E vai con le stories, sto diventando un instablogger (scherzo, ovviamente…). Dopo la fatica della muta piccolo bagnetto. L’acqua è pulita, non si vede una mazza sotto, as usual, ma la sensazione è che sia pulita. Mi sento bene e (finalmente) si fa la prima frazione di nuoto. Sono felice e abbastanza rilassato.

Qualche minuto prima delle 16:30 il via. La ‘trombetta’ di avvio è… strana! Infatti tutti si girano a guardare. Ma è proprio il via! Ho abbastanza spazio davanti a me e parto sparato come mai ho fatto. Passa poco tempo e sono già senza fiato, senza forze. Già finite tutte le energie? Già… Alzo la testa, vedo la boa gialla. E’ assai lontana… Decido però che non devo abbattermi, cerco quindi per quanto possibile di recuperare il fiato e di concentrarmi un po’ nella tecnica. Il senso di affaticamento persiste ma va un po’ meglio. Anche perché, stranamente, non ho ricevuto tanti colpi dagli altri partecipanti. Dopo la seconda boa riprovo a forzare il ritmo. Faccio un po’ di bracciate poi per fortuna mi viene in mente di alzare la testa. Sono completamente fuori scia rispetto agli altri! Correggo la rotta ma ho perso un po’ di slancio. Cerco di stringere i denti ormai sono fuori dall’acqua, sollevato a peso da due organizzatori. Grazie!

Entro in zona cambio, la strada è breve e sto imprecando con il laccetto della muta, non lo trovo. Mi sento lento e goffo, ma riesco a infilarmi le scarpe e a prendere la bici che è… bagnata! Sì perché piove, ovviamente. C’è la salita e la tirata del nuoto si fa sentire. Sento le gambe pesanti ma vedo molti vicino a me messi anche peggio. Cerco di stringere i denti la salita l’ho fatta prima e la conosco. Appena la strada spiana sono in un sentiero, abbastanza largo e divertente, con curve da fare in velocità. Inizia la discesa, il mio punto debole, e infatti mi accorgo di tirare i freni più degli altri: vengo passato da un paio di persone. La discesa tra l’altro è bella e non è particolarmente pericolosa se non fosse che sta piovendo! Non conosco il percorso è questo mi penalizza. Mi sembra che le ruote scivolino troppo facilmente e sinceramente ho un po’ di paura di cadere. Altri atleti, invece, non la conoscono proprio, la paura. Mi passano che sembrano frecce. Comincia una salita su sterrato molto scivolosa, non è facile rimanere in sella ma tranne qualche punto in cui sono costretto a scendere, la faccio quasi tutta salito in bici. Poi ancora discesa. Ancora incubo. Questa volta è davvero stretta e brutta e vado davvero piano. Forse troppo. Un altro paio di persone mi passano. Eccolo, il Ponte Tibetano. So che da qui in poi mi aspettano due chilometri difficili, l’hanno detto durante il briefing. E infatti… Piove ancora e sono su un sentiero pieno di pietre bagnate. Impossibile rimanere in sella, la ruota anteriore scivola che è un piacere! Scendo, cerco di correre, alla fine la strada non è in salita, ma che fatica portare la bici sui sassi scivolosi! La seconda parte del percorso è un più scorrevole, riesco anche a salutare una signora in un gruppo di case, che ci guarda perplessa. I piccoli borghi di case che passiamo mi ricordano molto le mie zone in Veneto. Mentre scorrono questi pensieri riconosco la strada vicino al lago, dovrei essere nei pressi della zona cambio.

Entro in zona cambio deciso, in bici sento di essere andato male ma qualcosa nella corsa posso recuperare. Parto di buon passo, il sentiero è stretto e fangoso ma non c’è praticamente nessuno davanti a me. Un chilometro e inizia una salita agevolata da una specie di scala fatta con i tronchi degli alberi. Bella ma impegnativa! Difficile correre è troppo pendente. Decido così di tenere un buon passo camminando. La discesa non è come quella del Lago Mignano e riesco a correre bene. I due giri passano velocemente e taglio il traguardo. 1h e 30 minuti. Come avevo previsto.

Bene ma non benissimo. Sono un po’ amareggiato. Non ho idea della posizione ma non è quello il problema. Il punto è che in bici potevo e dovevo dare di più. Era alla mia portata. Mi cambio, aspetto l’apertura della zona cambio per prendere la bici e nel frattempo scambio due chiacchiere con altri partecipanti e con un organizzatore. Mi metto in macchina ed è di nuovo autostrada. Sorrido. Perché? Perché ho lasciato le ciabatte a bordo lago. Come volevasi dimostrare!

Mi è piaciuta la gara. Un plauso agli organizzatori, hanno passione e si vede. Il pacco gara, la location, il percorso, il briefing stampato e inserito, le indicazioni prima della partenza. Gli sbandieratori alla partenza e all’arrivo. C’è impegno e si vede. Bravi! Da rifare!

Sono a casa. Prima della doccia guardo Endu. Quarto di categoria M1. Sono sorpreso, tanto, ma anche un po’ deluso… e se avessi avuto un po’ più di coraggio in MTB?

La mia gara su Garmin.

Le due foto acquistate e quelle fatte con la nuova GoPro (in upload…).