Barberino di Mugello. Domenica 28 aprile 2019.

Metto un braccio fuori dal sacco a pelo. Freddo. Di quello che punge. Sembra inverno, ma siamo in aprile.

Mi alzo e in pochi passi raggiungo lo stretto bagno del camper. Siamo partiti mercoledì 24 aprile, sono 5 giorni che girovaghiamo per l’Emilia Romagna a caccia di Castelli, fortezze. Un viaggio nel medioevo, in libertà. Un viaggio con una ‘compagna di viaggio’ che spostiamo alla sera quando andiamo a dormire e alla mattina quando dobbiamo fare colazione: la mia bici da corsa. Sì perché dopo aver girato in lungo e in largo fino a venerdì tra le province di Piacenza e Parma, sabato abbiamo puntato dritti verso il centro dell’Appennino, a pochi chilometri da Firenze. Area sosta camper ‘Il Bilancino’, lì abbiamo parcheggiato, ci siamo connessi alla rete elettrica e ho messo subito in strada la bici per provare il giro da 20km che fa parte del percorso bike dell’Ironlake Mugello. Gara storica, già campionato italiano di triathlon medio per tre anni, da qualche anno affiancata anche dalla versione olimpico che dimezza le distanze. Sarà la mia gara. (Quella più corta of course!).

Colazione. Penso al briefing della sera prima. E’ stato bello sedersi tutti attorno all’organizzatore che spiegava le cose. Un tipo in gamba, bravo, si percepiva la passione che ci ha messo nell’organizzare la gara. Mentre cerco di mangiare continuo a pensare: ma ci faranno nuotare? Freddo è freddo. E poi c’è la questione della tabella che mette insieme temperatura dell’acqua e temperatura esterna. Manco sapevo questa regola. L’acqua comunque è gelida e basta solo inserire una mano per sentirla. Però io vorrei nuotare, altrimenti diventerebbe il quarto duathlon di questo 2019. Un po’ troppi. Mi vesto, cerco di stare al caldo. Mi avvio verso la zona cambio per depositare bici e una serie di oggetti contro il freddo. Lo penso fin da subito: meglio perdere tempo ma stare al caldo. Nella mia mente sono ancora chiare le sofferenze della gara di Lavarone e preferisco qualche decina di posizioni in meno ma stando al caldo.

Il tempo stringe. Devo mettere la muta e come sempre non è un’operazione banale. Vasellina in abbondanza e via. Attendo insieme a tanti altri l’ingresso in acqua.

Ore 10:55. Metto i piedi nel lago Bilancino. Congelamento istantaneo. Mi viene la tentazione di tornare indietro. Guardo gli altri che si buttano, devo farlo anche io. Comincio a muovere le braccia, sento già il cuore battere forte e la mancanza di respiro. Devo cercare di dominare tutte queste sensazioni, non posso farmi travolgere, continuo a ripetermi che l’ansia non aiuta. Così comincio ad andare avanti e indietro vicino alla linea di partenza, ho freddo e non voglio stare fermo. Ore 11. Il via è posto su un ‘ramo’ del lago e fortunatamente è bello ampio. Ci sono le solite botte, ma meno del solito. Faccio fatica a buttare fuori l’aria in acqua, forse per il troppo freddo. Ho poi un altro problema, sono in mezzo a due che non mi danno strada. Sono costretto a rallentare, li lascio sfilare e poi mi metto a destra. Prendo il mio passo, cerco di pensare alla tecnica e non al freddo. Ho perso la cognizione del tempo e mi accorgo di essere solo. Questo è un problema: non starò mica sbagliando rotta? Alzo la testa e vedo cuffie azzurre più a sinistra. Ancora una volta mi ripeto, niente agitazione! Pian piano abbasso la testa e non guardo più avanti, conto 30 bracciate prima di farlo. Le cuffie blu sono ancora a sinistra. Altre 30 bracciate. Ci sono! sono in scia agli altri e sono più tranquillo, anche se non riesco a vedere ancora la prima boa gialla. Poi all’improvviso il suono dell’orologio che mi dice primi 500 metri percorsi e finalmente il giallo della boa. Mi accorgo di essere fin troppo a sinistra, sono costretto a correggere. Eh sì primo vaffanculo, forse la mia posizione era più corretta! Lascio il pensiero alla spalle, sono molto più tranquillo ora. La seconda boa arriva veloce e poi devo puntare a riva. Il pezzo però lo facevo più corto e infatti non vedo proprio la boa rossa che devo tenere a sinistra. Strano, penso, quella è bella grande. Ora il freddo non si fa più sentire nel corpo, in compenso sento i piedi e le mani come due pezzi di ghiaccio. Come sempre finché sono immerso in questi pensieri tutto succede troppo velocemente. La boa è là davanti a me, devo uscire dal lago! Mi alzo in piedi e barcollo. Quasi cado, anzi perdo completamente l’equilibrio e i piedi ghiacciati non aiutano. Cerco di correre verso la bici ma non ci riesco bene, mi sembra di zoppicare.

Arrivo alla mia posizione, vedo il casco e la bici bagnata. Piove. Mi tolgo la muta. Ho freddo. Tanto. In quel momento la decisione: fanculo il cronometro! Mi tolgo il body, sento il freddo sulla schiena, sono bagnato di acqua a 14 gradi, dopotutto. Cerco di infilarmi la maglia termica a maniche lunghe. Non si infila. Terzo vaffanculo. Sorrido, vista da fuori devo sembrare una specie di Fantozzi del Triathlon. Non contento mi metto pure l’antipioggia. Ah, ora sto bene! Corro verso la ‘mount line’ e leggo oltre 6 minuti. Davvero la zona cambio più lunga della storia. In bici sono solo e lo devo essere. E’ una gara no draft. Mi metto sereno, prendo il mio passo. Il percorso lo conosco quindi non mi aspetto sorprese. Cerco di definire una strategia. L’unica che mi viene in mente è salire costante in salita, cercare di recuperare nella discesa e non esagerare nel falso piano che riporta verso il paese di Barberino. Così faccio e il primo giro fila via liscio. Il secondo… no! In salita comincia il diluvio universale. La pioggia è fredda, la fatica diventa tanta. Allo scollinamento per fortuna cessa un po’ ma ho paura in discesa. Come sempre mi sembra che la bici non freni. Prendo tutta con molta prudenza, forse troppa. Mi congratulo con me stesso per la decisione presa in zona cambio: nonostante il vento freddo (la temperatura è scesa fino a 11 gradi) sto abbastanza bene. Finisce anche il secondo giro, leggo 39 km fatti. Sto bene, niente crampi, ho ancora un po’ di fiato da spendere.

Entro in zona cambio, in modo rocambolesco. Nella discesa come una cenerentola qualunque perdo la scarpetta. Torno indietro la raccolgo. Faccio il percorso di compensazione con una scarpa in mano e una attaccata ai pedali. Prego che nessuno stia filmando queste scene. Esco dalla zona cambio con un antipioggia smanicato. Così ho usato tutto quello che avevo portato: uno zaino di cose! Cerco di infilarmi la mantellina, ci vogliono ben 500 metri prima che ci riesca (il Fantozzi che c’è in me sta dando il suo meglio). Nonostante questo il primo chilometro lo faccio a 4:30. Bene. Anzi, benissimo. Vado a sensazione, senza guardare troppo l’orologio. Riesco a tenere i 4:20, forse potrei osare anche di più ma ho paura di una cosa: la stanchezza che arriva e ti fa crollare. E infatti…. arriva! Per fortuna quando succede sono già al nono chilometro, devo stringere i denti per poco. Guardo per curiosità i battiti. 179. Ok limite raggiunto. L’orologio è impietoso. 4:30. C’è poco da fare non ne ho più. Tra l’altro è dal quinto chilometro che ho fame. Con tanto di stomaco in brontolamento. Per fortuna durante la frazione il tempo ha tenuto. Qualche goccia qui e là ma tutto sommato mi è andata bene. Taglio il traguardo in 2 e 50 minuti, ben 10 minuti in meno rispetto alla mia previsione.

Sono contento. Passano meno di 5 minuti e comincio a tremare dal freddo. Per fortuna il camper è vicino e mi posso buttare sotto una doccia calda. Che lusso! Nel frattempo il fido fotografo sta preparando una pasta. Borbotta. Non è soddisfatta delle foto. Il tempo così buio non ha aiutato. Il pasta party in camper al caldo è una cosa al TOP di tutti i TOP. Anche perché nel mentre ha cominciato a diluviare. Penso a tutti i poveri concorrenti del medio che stanno ancora correndo. Che eroi!

Sasso Marconi. Il sole penetra dal parabrezza anteriore e mi fa sudare. Ma vaffanculo (e quattro!). Non poteva farsi largo anche nel bel mezzo degli Appennini? Sorrido e penso che mi sono divertito. Luogo bellissimo, gara organizzata bene. Che bello questo sport.

La mia gara su Garmin.

Le foto: grazie fotografo, guarda che a parte qualche ‘mosso’ di troppo tante foto sono bellissime!!!! Hai capito?