Domenica 3 marzo, 2019. Santena (TO).

Sàntena, 25 km da Torino. 10 mila abitanti. Non pochi per questo comune appartenente alla ‘città metropolitana di Torino’. Cosa c’è in questo paese? Beh… c’è la tomba di Camillo Benso Conte di Cavour! Sono le 10 e ho parcheggiato la macchina vicino alla zona cambio. Ne approfittiamo per fare colazione ‘in centro’ e vedere il castello. Il paese è popolato soprattutto da anziani, di giovani se ne vedono pochi. Ho la sensazione di essere tornato indietro nel tempo, negli anni ottanta o forse prima. Veniamo attirati da una scritta: ‘croissanteria’… L’insegna è bella, ci aspettiamo delle grandi brioches, da fuori sembra anche un bel locale. Entriamo. L’impressione è più o meno questa: ci ho provato ma non ci sono riuscito! Rimane infatti un bar di paese con la gazzetta sui tavoli, briciole un po’ ovunque e quel senso di vecchio difficile da spiegare. Di Croissant poi, ce ne sono pochi e tutti nella media. Vabbè, io ho un altro obiettivo: andare in bagno il prima possibile, per la seconda volta nella mattinata!

Sono quasi le 11. Ok che la partenza è prevista per le 13:40 ma non posso perdere tanto tempo. Devo preparare la bici e dare un’occhiata al percorso. Apro il ‘pacco gara’. Con mia sorpresa noto che questa volta, a differenza delle altre gare, qualcosa c’è. Ma… cosa vedo? Una candela. Bianca. Ah però… Romantica! Trovo poi una maglietta di cotone. L’immagine è bella. Ma le magliette tecniche? Finite? Costano troppo? Sorrido e comincio a mettere il numero nella bici (sembra un operazione facile ma non lo è), controllo che tutto sia in ordine. Ho sensazioni fisiche contrastanti. Caldo e freddo. Al sole si suda, all’ombra si trema. Decido di tenere la linea ‘copertina’, ovvero di correre con le maniche lunghe e scaldacollo (ogni tanto parte ancora qualche colpo di tosse con tanto di catarro).

Prendo la bici, mi avvio verso il giro da 10km che dobbiamo ripetere due volte. Ci sono un po’ di buche nell’asfalto, ma ho visto di peggio. Tanti rettilinei: sarà una frazione veloce. Dopo due km decido che va bene così, il resto lo scoprirò direttamente in gara. Torno indietro, devo sistemare ancora alcune cose e poi vado a portare la bici in zona cambio. Sono le 12, la mia bici è una delle poche appesa al palo. La guardo, devo dire che le nuove ruote in carbonio stanno proprio bene (grazie agli amici per il regalo dei 40 anni!). Non ho niente a terra, ho messo le scarpe attaccate ai pedali, sostenute precariamente da due elastici. Non sono così convinto di aver fatto un bel lavoro…

Ore 13, partono le ragazze. Ne approfitto per capire un po’ meglio da dove si parte, da dove si entra in zona cambio e dove si esce. Ore 13:20, inizio il riscaldamento. Streaching e corsa. Allunghi. Il fiato è già corto, ma devo resistere. Devo faticare, ormai so come vanno le cose. Tutti partono a tutta e arrivano a tutta. Non c’è respiro e non ci si può scaldare ‘in gara’. Ore 13:40. Via.

Parto nelle retrovie. E’ inutile partire davanti e vedersi sorpassare da tutti. Impongo un mio ritmo, cerco di aumentare il passo. Supero diverse persone, questo mi dà forza. Sento però di essere al limite. Un occhio veloce al Garmin. Riesco a leggere solo i battiti medi: 174. Sono proprio al limite. Non ci penso, sono al primo giro e al secondo km leggo 3:52. Non mi aspettavo questo tempo e so che non posso tenerlo a lungo. Infatti il 3 e 4 km sono sopra i 4 min a chilometro. Non faccio in tempo a fare tanti pensieri che già sto premendo il tasto ‘back’ che indica il cambio: ora devo prendere la bici.

Sembra che tutto stia andando fin troppo bene… infatti ecco puntuale il momento “disagio”. Esco dalla zona cambio, siamo in tanti e il passaggio è stretto (ma posizionarlo un po’ prima no?). Non ho particolare foga ma devo salire in bici. Non faccio in tempo a salire in sella che mi accorgo del ‘problema’: l’elastico non ha tenuto. La scarpa sinistra è girata verso il basso. Perdo un po’ l’equilibrio. A quel punto sento un altro atleta che si appoggia a me. Manca poco che cado, mi tengo in equilibrio senza sapere bene come. Spirito di sopravvivenza. Due pedalate. Cade la catena. Le sfighe non arrivano mai da sole. Mi fermo. Ho ancora le scarpe sui pedali e la catena incastrata tra il telaio e la corona. Tiro, ma non si muove nulla. Sento decine di persone che mi passano davanti. Non so cosa fare. Ci metto le mani, metto tutta la forza che ho. Niente. Cerco di ragionare, cambio strategia, provo a spingere verso il basso. Funziona. Ora bisogna metterla sugli ingranaggi. Non è facile con le scarpe attaccate ai pedali. Dopo un altro po’ di tempo che mi sembra infinito ci riesco. Salgo in bici e vado: mi accorgo che la mano è piena di sangue oltre che nera per l’olio della catena. Non so stimare quanti minuti sono rimasto letteralmente fermo. In bici mi trovo solo… anzi con un atleta che è più stanco di me. Come volevasi dimostrare.

Un chilometro, sono già rassegnato. Arriverò tra gli ultimi ma l’importante è arrivare. Obiettivo finire. Proprio in quel momento arriva a tutta velocità dietro di me un concorrente. Tira come un dannato. Non perdo l’occasione, le gare sono fatte anche di questo. Non chiede un cambio, vola ai 40 km/h, non so come faccia, anche perché ha almeno 10 anni più di me. In poco tempo prendiamo un gruppetto di altri 3. Andiamo d’accordo, questa volta mi metto a tirare anche io, per quanto possibile, sento infatti tutta la stanchezza della prima frazione di corsa. Non abbiamo terminato il primo giro che prendiamo un altro gruppo di 6/7. Mi sto divertendo, la gara ha preso una piega che mai avrei pensato. Secondo giro sempre bello forte, raggiungiamo un gruppo di 10 persone. Siamo un gruppo enorme, non so stimare quanti, forse 40. Sarà da ridere quando dovremmo lasciare la bici per gli ultimi 2,5 km di corsa.

Finché ho la mente occupata da questi pensieri mi ritrovo già in zona cambio. Tutto fila liscio, siamo in tanti ma ci disperiamo nell’area della zona cambio. Io, però, mi perdo proprio. Ho il numero 154 e quando sto per mettere giù la bici mi accorgo di essere al numero 134! La concentrazione!!!!! Errore da novellino, che dopo tutti questi anni non dovrei fare. Torno indietro, metto la bici dove deve stare e mi avvio per l’ultima frazione di corsa. Ho le gambe pesanti, no anzi pesantissime. Ho paura di crampi imminenti così rallento. L’errore in zona cambio mi è costato caro, sono tra gli ultimi del gruppo dei 40, che comunque dimostrano di avere un buon ritmo. Pian piano le gambe si rilassano così cerco di aumentare un po’ la velocità, anche se mi sento corto di fiato. La fine della gara arriva abbastanza velocemente. Chiudo in 1 ora e 6 minuti.

Complessivamente sono soddisfatto. Non pensavo con la condizione fisica che ho in questo periodo di chiudere la prima frazione sotto i 4 km al minuto. Anche la bici è andata bene, le gambe giravano. Mi sentivo in generale bene anche se non ancora al TOP. Ammetto che per me è stata una gara tirata, molto tirata, e al momento in cui scrivo (sono passati 3 giorni) sto ancora accusando la stanchezza. L’unica cosa che mi lascia perplesso è la posizione in classifica. Va bene, le disavventure mi hanno fatto perdere tempo e quindi posizioni preziose, ma tirare una gara così al limite e arrivare 98esimo su 166… un po’ di amaro me lo lascia. Quello che mi fa riflettere è il livello competitivo dei partecipanti. Sempre più alto, sempre più con tempi impressionanti. Nella corsa correndo sotto i 4 min a km sono arrivato 90esimo. La prima ragazza, quella che ha vinto la gara, un’atleta a tutti gli effetti e anche molto giovane, ha chiuso solo con qualche secondo in meno di me. Ok, noi maschietti eravamo tanti e quindi questo porta un vantaggio di scia in bici. Ma pensare che la prima donna avrebbe avuto davanti 90 maschi su 160… beh a me fa un certo effetto. Che dire… complimenti a tutti quelli che si possono allenare così tanto. Io però rimango fedele al mio pensiero: se fossi arrivato 60esimo (dalla 50esima posizione alle 100esima passano appena 3 minuti, meno di quelli che ho perso per caduta della catena ed errore in zona cambio) non sarebbe cambiato nulla. Faccio la gara su di me e su quello che posso fare e questo week end ho dato davvero il massimo!

La mia gara su Garmin.

Le foto (bellissime). Grazie fotografo!