Sovico, domenica 17 febbraio 2019.

Brianza velenosa, come cantava Battisti. E’ domenica, una bella giornata di sole. Stagione 2019, prima gara. Come sempre si inizia con un duathlon, per l’occasione avevo visto questo appuntamento ‘Duathlon Cross della Brianza’ nel calendario FITRI. Sovico. Ma dove si trova? Google Maps. Ah appena sopra Monza. Solo 25 minuti da casa. Quasi senza neppure pensarci avevo fatto l’iscrizione. Infondo avevo in mente la gara di novembre a Maleo. Bella, tranquilla come percorso. Si poteva spingere, c’erano tratti impegnativi sul prato, una piccola scalinata da fare, ma tutto nella norma. Quindi quale migliore occasione per una partenza con la ‘nuova’ MTB?

Sono le 8 di mattino. Come sempre la tavola della cucina è già pronta per la colazione. Nonostante la gara sia alle 12:45 voglio partire presto, obiettivo provare il percorso. Arrivo presto, come previsto. Ritiro numero, le ragazze sono in partenza. Questo mi mette un po’ di tensione: farò in tempo a provare il percorso? Non voglio provare finché loro sono ancora in gara. Torno in macchina, mi cambio e preparo la bici. Comincio ad andare ad esplorare. Le ragazze sono ancora in gara, capisco fin da subito che c’è qualcosa di ‘strano’. Arrivano altri atleti. Comincia a spargersi la voce: percorso bike molto impegnativo. Molto tecnico. Bene, ma non benissimo. Alla mattina fa un po’ fresco, il terreno è ancora duro. Ma il sole scalda, più del dovuto visto il periodo, siamo pur sempre a febbraio. Questo significa solo una cosa: fango. Mi avvio verso il percorso, capisco che non farò mai in tempo a provarlo se aspetto la conclusione della gara femminile. Pensiero comune, visto che trovo decine di persone. Mi innervosisco. Non è giusto per le ragazze, i passaggi sono stretti e io non avrei nessun piacere a trovarmi delle persone finché sono in gara. Le persone lungo il percorso non dicono nulla, io gentilmente chiedo se posso passare, promettendo di stare attento. Così faccio: controllo sempre l’arrivo di qualche atleta. Gli altri che sono con me di certo non hanno le stesse attenzioni. Mi dispiace e non poco. Ma prima o dopo qualcuno capirà che non è una bella idea far partire le ragazze prima? Qualcuno capirà che così si creano solo casini? Capisco i regolamenti, capisco tutto. Mi rifiuto di pensare che non ci sia una soluzione.

Torniamo al percorso. Fango, come previsto. Tanto, troppo. Le salite seppur corte sono pendenti e non c’è verso di fare presa. Mi accorgo che come al solito le ruote della mia MTB sono troppo gonfie, non va bene. Faccio solo parte del percorso, ho capito più o meno. Ho capito anche una cosa importante. E’ davvero troppo tecnico. Tra l’altro in questo inizio anno non ho mai avuto modo di allenarmi in MTB. Sarà una gara dura, difficile con un tempo alto, molto alto. Decido un obiettivo: arrivare alla fine, senza troppi affanni e senza rischiare. Senza oltrepassare il limite. Tra l’altro non sono fisicamente al massimo. Vengo da una settimana di raffreddore, mal di testa e compagnia.

Sono di nuovo in macchina. E’ tempo di mettere il body, andare verso la zona cambio. Sono le 12 passate e la gara femminile è ancora in corso. Ciò significa che ci sono alcune ragazze ancora in gara dopo 2 ore. Per un duathlon sprint: 3km di corsa 14 di bici e 1,5 di corsa. Mah… Lo speaker mette fretta. Partenza uomini confermata per le 12:45, veloci a portare la bici. Lo faccio, mi sale un misto di tensione e nervosismo. Altra decisione: ok questa gara la farà qualcun altro l’anno prossimo.

12:45. Via. Solito, ormai ci sono abituato. Tutti che partono sotto i 4 minuti a km. Io non reggo proprio. Il fiato è corto, mi sfilano in tanti. Sorrido e finalmente mi rilasso. Ma sì, chissenefrega! Prendo il mio passo. Entriamo nel parco Lambro. La corsa è un vero è proprio ‘cross’ con salite e pezzi molto fangosi. Mi diverto e man mano acquisto velocità. I 3km passano velocemente, è un giro unico e non è a bastone. Bene. Zona cambio. Vedo poche bici, altro sorriso. Sono davvero indietro. Ma sì, chissenefrega! Parto, sono rilassato anche se so cosa mi aspetta. Pochi metri e la prima salita. Tutti giù dalla bici, si spinge. Il percorso è proprio duro, sia fisicamente che tecnicamente. Sono costretto a scendere dalla bici più volte. Ci sono anche molte svolte, si ritorna più volte sullo stesso punto. Ho la sensazione di smarrimento, non so mai esattamente dove sono. Il tempo scorre e me ne rendo conto. Mi passano diversi altri atleti. Sorrido nuovamente. Ma sì. chisenefrega! All’inizio del secondo giro mi guardo l’orologio. Mi sembra passata un’eternità. E più o meno è così visto che è passata più di mezz’ora e un po’ mi fa anche male il culo! Il secondo giro va meglio del primo, conosco i punti delicati e li affronto con più serenità. Sono di nuovo in zona cambio. Le bici sono tante, va bene così. Parto per l’ultimo chilometro e mezzo, sono tranquillo ma stanco. Nell’ultimo giro in bici ho avvertito dolori pre crampi, nel solito punto cioè nella parte alta del polpaccio. Ormai la mia gara l’ho fatta e non ha senso dare il massimo. C’è ancora fango, si scivola anche correndo. Arrivo. E’ passato 1 ora e 27 minuti, esattamente 30 minuti in più rispetto alla gara di Maleo sulla stessa distanza. Bene, ma non benissimo.

Bilancio della giornata. Va bene così. La preparazione: non è il massimo. L’influenza: non ha aiutato. Il percorso: non mi è piaciuto. Ecco questo è un punto da approfondire. A quanto ho letto su Endu molti si sono espressi in modo super favorevole al percorso bici. A me invece proprio non è piaciuto. Perché? Per un motivo molto semplice. Non mi piacciono le cose ‘costruite’ e ‘costruite apposta per mettere delle difficoltà’. La MTB è bella perché vuol dire natura. Ma se la natura è ‘tranquilla’ perché volere fare le peripezie su un fazzoletto di terra, scegliendo i punti più complicati, facendoci girare come trottole su perimetro di poco più di un chilometro? Ecco non è questo che mi piace. Non sono chilometri di fettuccine gialle del TTB per farmi girare, rigirare, salire e scendere nei punti più difficili ad emozionarmi. Sarà perché io sono nato in un luogo dove è la natura (solo lei) a rendere difficili le cose. Le salite sono… salite! Vere, lunghe e a tratti tecnici. I sentieri alternano pezzi scorrevoli a punti di attenzione. E i panorami, beh ok su questo non c’è storia. Il ‘circuito’ può anche essere bello, ma solo in una città come Milano (ci vorrebbe, per fare un po’ di allenamento). Ma se siamo ‘in campagna’ , nella Brianza (anche se ‘velenosa’) beh si poteva allungare di più, magari sarebbe stato più facile… ma non poteva essere anche più bello?

Ore 15:30. Sono già a casa. Doccia e via verso un compleanno. Gara già archiviata. Restano le foto, quelle della nuova macchina, la D5600. Ma soprattutto quelle della mano del Fotografo, che non finirò mai di ringraziare.

La mia gara su Garmin.