Maleo, Lodi, domenica 19 novembre 2018.

Mountain bike. Nuova, ‘fiammante’. Carbonio, ruote da 29 pollici, montata SRAM. Metà ottobre. Un sabato. Entrato in negozio, provata, acquistata. Semplice, no? Più o meno… comunque è questo il mio nuovo mezzo, per cui alla terza uscita si fa direttamente una gara. Un duathlon, MTB appunto. A Maleo, un piccolo paesino di 3.500 abitanti in provincia di Lodi.

Ma andiamo con ordine. Sono le 8 e 15. Sono sveglio da 15 minuti e mi sto rigirando nel letto. La mia mente è già attiva. “Non devo dimenticare nulla”. 

La tavola della cucina è già preparata per la colazione, ci sono fin troppe cose. Mi vesto. Body da gara, tuta Generali Runner. Fascia cardio già allacciata. Esco per aprire le finestre. Sì fa freddo, molto freddo, come previsto. Faccio colazione con calma, ho due cose in mente che non devo dimenticare di prendere: il casco e la bomboletta per riparare velocemente una (speriamo di no!) foratura, da attaccare al palo della sella. Non si sa mai. Scendo in garage e con molta calma preparo il tutto, sono tranquillo e in perfetto orario.

Ore 9 e 30 di domenica mattina. Tangenziale Est. Mi vengono in mente le gare all’Idroscalo, ben due in questo 2018. Il sole splende e c’è un’ottima visibilità. Meglio. La pioggia avrebbe complicato le cose e non di poco.

Uscita Casalpusterlengo. Pianura Padana, sconfinata. Strade dritte e rovinate. Rotonde enormi. A lato strada cascine dove un tempo si viveva in una grande famiglia ora abbandonate e in rovina. E campi, incredibilmente di un bel colore verde nonostante la stagione. Ok, oggi non ci sarà salita ma scommetto che sarà dura lo stesso.

Ritiro pacco gara (pacco è un termine esagerato… c’è solo una maglietta di cotone nero, continuo a ribadire il mio motto: ‘smettete di fare il pacco gara!’) e il numero. 34. 

Decido di fare un giro per il paese in macchina, non capisco bene dove si trova la zona cambio. Voglio mettere la macchina più vicino possibile. Dopo un po’ di giri trovo una stradina e parcheggio. Devo far veloce, voglio fare un giro del percorso bici. Mi vesto, il freddo punge, per fortuna ho tutto il necessario per coprirmi bene. Il giro è lungo circa 8 km e come immaginavo è piatto e non presenta particolari difficoltà. Però è molto off-road, praticamente tutto su strade sterrate e campi. I pezzi più difficili sono proprio quelli in mezzo all’era, la bici è piantata e si deve spingere per andare avanti. A metà percorso guardo l’ora, 11 e 20. Mi assale un dubbio: ma quando chiude la zona cambio? Spero alle 12, ma non lo so. Comincio a pedalare più in fretta. Arrivo poco dopo le 11 e 30 e per fortuna ci sono ancora pochissime bici posizionate. Bene, ho sudato per nulla. Metto la bici e mi riparo in macchina, da sudato fa davvero freddo e ho paura di stare male. Nel frattempo lo speaker (peraltro molto simpatico, dà consigli sulla preparazione, sull’idratazione: bravo!) annuncia che ci sarà l’inversione delle partenze, prima le donne e poi gli uomini, alle 12:50. Mi chiedo… perché?

Attendo in macchina fino alle 12 e 15 e poi esco. Comincio con un po’ di stretching total body, guidato dal fotografo che per l’occasione si improvvisa preparatore atletico. Poi gli allunghi di corsa. Purtroppo fa freddo e non riesco bene a scaldarmi. Poi lo speaker ci dice di fare la spunta e di posizionarci lungo la linea di partenza, posta in strada a circa 150m dalla zona arrivo. Sono le 12 e 40 e nonostante il sole alla fine mi raffreddo. Ore 13, non siamo ancora partiti, dobbiamo aspettare che la prima donna finisca il primo giro in bici. Ma perché? Io davvero non ne capisco le ragioni (alla fine poi in bici abbiamo trovato diverse ragazze ancora in gara, per cui…). Ore 13:05 finalmente la partenza. 

Pronti via, tutti scattano come se dovessero fare 100m. Io fatico, non riesco a trovare il ritmo, ho il cuore in gola. Mi passano praticamente quasi tutti, mi ritrovo nelle ultime posizioni. Cerco di non scoraggiarmi e di mantenere il mio passo che in effetti cresce. All’inizio del secondo km mi sento meglio e comincio a spingere. Passo tanti atleti e entro in T1 con una media di 4 min al km, considerando la piccola rampa prima dell’ingresso il tempo è più che accettabile. In zona cambio faccio le mosse giuste ma c’è traffico. Quando prendo la bici sento un altro atleta che mi viene addosso. Colpisce la mia ruota anteriore con il pedale. Impreco e mi sposto, prendo la bici e volo fuori. Come alla partenza anche in questo caso sembra una specie di volata, tutti sono in piedi sui pedali. Cerco di mettermi a ruota di qualcuno per sfruttarne la scia. Sono già al massimo delle mie possibilità, il fiato è corto e le gambe mi fanno male. Sorrido perché aver provato il percorso mi aiuta a prendere bene le curve e riesco a stare in scia agli altri che con mia grande stupore vanno davvero molto forte. Nelle curve a gomito perdo sempre un po’ di contatto, non mi sento ancora molto confidente nel piegare la bici e in più, come al solito, ho gonfiato troppo le gomme, in particolare quella anteriore e questo non crea molta aderenza nello sterrato.

Alla fine del primo giro c’è una specie di rampa di scale da fare. L’ho provata anche quella e salgo senza grosse difficoltà, aiutato anche dal nuovo mezzo con le ruote più grandi. 

Inizia il secondo giro in bici e devo mollare. Sono davvero troppo al limite, il fiato è ancora molto corto e non oso immaginare i battiti che mi aspetto sempre in zona 5, la zona rossa che significa limite superato. Perdo contatto con un gruppetto di gente forte ma sento davvero di non averne più, tanto che alla rampa di scale prima della T2 mi vengono i crampi. Solito posto, parte alta dei polpacci. Entrambi i polpacci. Soffoco un grido di dolore e cerco di allungare le gambe. Funziona solo a metà, mi sorpassano molti atleti. 

Parto per l’ultima frazione di corsa. Solo 1 km e mezzo. Stringo i denti, i polpacci gridano dolore. Corro distendendo bene la gamba cercando di mantenere comunque una buona frequenza. Chiudo la frazione alla media di 4 min e 17 al km e chiudo la gara sotto l’ora, 57 minuti per la precisione.

So di non essere tra i primi ma so anche di aver dato tutto. Recupero fiato abbastanza velocemente, se penso a quanto ho tirato. Davvero uno “sprint” fatto a tutta. Troppo a tutta. L’ultima gara del 2018 mi lascia un 53esimo posto su 130 che si può riassumere in una semplice frase: ‘più di così, per l’allenamento che ho, non si poteva fare’!

A1. Tangenziale Est. Incidente e traffico. Sono aMilano. Stanchezza e pensieri. E’ stata una bella stagione, alti e bassi, tanti allenamenti, tante soddisfazioni e qualche sconfitta. Tanti bei piccoli paesi, campagne, laghi, montagne e città che meritano una visita. Il sole e la pioggia. Il caldo e il freddo. Nuove persone conosciute con cui scambiare due parole. 

Sì mi piace questo sport!

La mia gara su Garmin.

 

Le foto del fotografo infreddolito.