Vascon di Carbonera (TV), domenica 1 luglio 2018.

Ore otto. Sono a casa dei miei a Pianezze, accanto a me la borsa già preparata. Breve colazione, sistemazione della bici (MTB) in macchina e per finire una bella pastasciutta. Spaghetti, per la precisione. Con un po’ di formaggio grana, per essere pignoli. E’ sempre complicato mangiarla così alla mattina, senza un vero senso di fame ma purtroppo non ho molte altre alternative: si parte alle 14 e mangiare in macchina sarebbe stato impossibile. E quindi buttiamola giù!

Guida mio papà, siamo nella campagna trevigiana. Case ben sistemate, con giardini tenuti benissimo. Rotonde ad ogni incrocio. Nei pressi dell’autostrada che va verso le montagne scorgiamo questo lago, mai sentito. E’… bellissimo! Cioè l’acqua ha un colore che non ti aspetti. E’ turchese, un azzurro vivace. Vicino ci hanno costruito un bar e dei tedeschi ci hanno messo l’impianto per Wakeboard. E già… loro ci hanno pensato. La gente fa la coda per aspettare il proprio turno e scivolare in acqua sulla tavola. Ci proverei anche io ma non posso, devo concentrarmi sulla gara.

Ritiro del numero. ‘Ma che ci fai qui?’ eh già… bella sorpresa. A consegnarmi il numero è Jessica una mia (ex, è il caso di dire) collega, nonché Generali runner, nonché triatleta. ‘No aspetta… ma tu non partecipi?’. ‘No, non lo sai? Sono caduta in bici lo scorso anno e l’ho venduta’ (già tra l’altro che bici, bellissima!). Un peccato, ma non posso non essere in parte d’accordo. E’ la parte più pericolosa quella della bici. Anche in gara (piccolo spoiler: sono finito a terra!) ma soprattutto in allenamento. Non c’è rispetto per i ciclisti, da parte di macchine, di moto, di nessuno. Chiaro l’ennesimo dilemma: ma tu poi quando sei in macchina li rispetti? Già… ci provo. Ma i gruppi di 20 persone danno fastidio e non poco anche a me. Tra l’altro in questi due anni non è stato un mio problema: non ho mai trovato nessun compagno di allenamento in bici, per cui il 90% delle volte sono solo.

Vado a vedere il percorso disegnato sulla mappa (metterlo anche on-line sarebbe stato gradito, è molto importante per i tanti che non sono ‘della zona’) e non capisco molto bene: ma ci fanno passare attraverso le pedane del wakeboard? Pare di sì. Il tempo vola, come al solito. Torno in macchina, preparo la bici. Sono le 11 e stanno ancora correndo le categorie dei ragazzi. Vorrei tanto provare il percorso in MTB, sarebbe molto importante. Suona il telefono. E’ Davide, un altro mio ex collega. Jessica gli ha detto che ci sono, anche lui è in gara con me. Che bello! Con Davide ho fatto il mio primo triathlon, era giugno del 2016, due anni fa. Ci mettiamo d’accordo per salutarci alla partenza.

La gara dei ragazzi mi sembra finita, è già mezzogiorno. Al sole fa caldo, forse troppo, ma in fondo siamo a luglio ed è giusto così. Entro nel percorso della MTB, sono solo 3km da ripetere 4 volte. Mi accorgo subito che nonostante il percorso sia disegnato nell’argine del lago non è per nulla facile. Curve e controcurve in mezzo agli alberi. Tornanti che significano ripartenze da zero. Un paio di salitine cortissime ma molto pendenti, bisogna arrivare con il rapporto giusto, altrimenti si deve scendere e spingere. Visto che ci sono e dato che hanno spostato l’apertura della zona cambio alle 12 e 30 vado a vedere anche il percorso run, un giro di 2,5km da ripetere due volte. Anche in questo caso un paio di salite, piccoli strappetti, forse meno pendenti rispetto a quelli della bici.

Torno in macchina, ora devo entrare in zona cambio, manca poco all’una. Pensavo di essere tra gli ultimi e invece sono tra i primi, va bene così, poi devo fare il bagnetto. Metto tutto in modo ordinato, appoggio gli occhiali da sole sopra il manubrio, sotto il casco.

Ore 14, scopro che ci dividono in due batterie, nonostante siamo solo in un centinaio. Sono nella prima, i punti dello scorso anno della Sardegna e di Viverone sono serviti. Solita trombetta. Per un po’ niente casino, non la solita tonnara. Poi, forse in corrispondenza degli ostacoli wakeboard, sento persone passarmi da tutte le parti, ci incastriamo. Vedo la prima boa quasi per caso, non mi ero accorto. Cerco di fare il giro largo, non voglio botte. Dopo ancora a sinistra. Qui avevo calcolato di stare lungo la riva del lago. Forse sono troppo vicino però perché gli altri sono distanti da me. Non so che fare. Li raggiungo? Perdo tempo? Decido di seguire la mia rotta. Sono stanco, cerco di resistere, non ho la muta che mi dà una mano a stare a galla e sento la differenza. Ultima boa, giro a sinistra. Esco. Sento ‘vai Andrea!’. Alzo gli occhi, è Michele, un altro (ex) collega che mi tira su di forza. Un aiuto fantastico, il fondo era scivoloso. Questo mi dà forza, leggo i minuti nell’orologio. 14 e qualcosa. Bene (ma non benissimo ma sono anche senza muta). T1. Cerco di mettere il casco. Non si infila bene. Impreco. Le scarpe vanno su e via, dimentico completamente gli occhiali (non li ritroverò mai più… altra cosa persa, olè!). Esco, salgo e mi immetto sul percorso bici. All’ingresso del primo tornate il volo: piego la bici, troppo. La ruota davanti (forse perché troppo gonfia) scivola come se ci fosse ghiaccio per terra. Sento distintamente il manubrio sulla gamba. Metto le mani in avanti. Mi rialzo subito. Ho dolore al ginocchio, lo guardo. E’ viola tutta la parte sopra e gocciola sangue lungo la gamba. Mi lavo con la borraccia. Mi fa male, che sfiga. Perdo sicurezza nelle curve, ora ho paura. E infatti in un paio di occasioni rischio nuovamente di cadere. Ultimo giro, mi rendo conto di farlo più piano rispetto agli altri. Arriva la T2. Corsa, ce la farò con il male al ginocchio? Pare di sì, ad ogni passo sento una fitta ma non voglio mollare. Dopo il primo chilometro mi passa un po’ ma nelle salite son dolori.

Chiudo in 1 ora e 9 minuti. Tanti per uno sprint con soli 12 chilometri di MTB. Sono 36esimo, su circa 80 partecipanti. Poteva andare meglio senza il volo in bici, ma in fondo va bene così. Metto nel cassetto dei ricordi una gara particolare, fatta su un bel posto, lontano da traffico e strade asfaltate. Il senso è stato un po’ quello del parco divertimenti: tutto si è svolto in un raggio di un paio di chilometri al massimo. Bello vedere i colleghi, amici, scambiare due chiacchiere con loro. Guardo l’ultima volta il colore turchese del lago ‘Le Bàndie’. Mi sa che ci rivedremo ancora.

La mia gara su Garmin.

Le due foto di numero proprio… ahhh fotografo, dov’eri???