Idroscalo di Milano, domenica 20 maggio 2018.

E due. Ad un mese di distanza eccomi ancora nel ‘mare di Milano’. Terza gara nel fine settimana in successione da Est a Ovest: la mezza maratona a Trieste, il triathlon sprint a Cavallino – Jesolo e appunto la gara di Radio DJ.

Gara famosa. Gara super affollata. 2.700 persone in due giorni di gara. Tante, forse troppe, anche se la location è abbastanza grande e può contenerle tutte. Infine gara costosa. 50 euro per uno triathlon sprint non sono pochi.

Ore 6 e 5 minuti. La sveglia si accende, c’è una canzone che conosco ma che non ricorderò. Sono già sveglio, in realtà, da qualche minuto. Mi alzo, tutto è già preparato dal giorno prima, questa volta l’obiettivo è non prendersi tardi e riuscire a fare il riscaldamento nuotando all’Idroscalo. Ci riuscirò alla terza gara del 2018? Forse sì, sono fiducioso.

Sono le 6 e 50. All’uscita di Sesto San Giovanni prendo la tangenziale Est, verso sud. Non ascolto musica, mi sento lo stomaco in stato di confusione. Davanti a me tante macchine per l’orario. Ma dove va la gente? Mi chiedo, mentre Milano scorre alla mia destra. Arrivo al parcheggio che sono passate le 7 da qualche minuto. Perfetto orario. Non ci sono neppure i parcheggiatori, meglio, 3 euro risparmiati (dopo 50 euro far pagare anche il parcheggio non custodito… lasciamo stare). Rimango in macchina qualche minuto, mi tornano in mente le immagini dell’Olimpico di un mese prima: con la bici sono passato proprio dove ora si trova la segreteria per il ritiro del pacco gara. Sembra che tutto fili liscio, fin troppo. E infatti….

Ritiro il pacco gara. Torno in macchina, scarico la bici. Gonfio le ruote, tutto perfetto. Tiro fuori il numero e…. dov’è il casco? Noooooooo! Il sabato pur preparando le cose con calma non ho fatto i giusti controlli e il casco è rimasto in garage. E ora? Sono le 7 e 30, faccio i conti per tornare a casa. Devo mettere in conto almeno un’ora, un’ora e 15 minuti tra andata e ritorno. E poi? Il briefing è alle 9 e 40. E poi la tensione. Torno in segreteria. Chiedo: ‘c’è qualcuno che vende caschi?’. ‘Sì giù dove c’è l’arrivo c’è un gazebo’. Lo sapevo in realtà, ci sono sempre soldi da prendere dagli sfigati come me che dimenticano a casa qualcosa. ‘Mi dia il più economico’. Il più economico sono 53 euro. Perché figurati se non se ne approfittano… (in realtà scopro ora che su Amazon viene venduto a 50 euro, quindi tutto sommato).

Ore 9. Sono al gazebo della mia squadra. Attorno a me tanti, tantissimi giovani. Hanno in media 15 anni in meno di me, qualcuno 20 in meno. Sono in disparte e li osservo. Loro sono tranquilli, sereni, scherzano. Hanno in mente il pranzo ‘all you can eat’ che devono affrontare dopo la gara. Non hanno fatto ancora nulla: la bici non è in zona cambio, non si stanno mettendo la muta (cosa che invece io comincio a fare). Quello che deduco essere l’allenatore li sprona: ‘è tardi! Muovetevi!’. Bello, penso. La mia mente vola a metà degli anni novanta, quando correvo in bici a livello agonistico. Ero così anche io? No. Non lo ero. Ero agitato, fin troppo, e per questo motivo non riuscivo mai a dare il massimo. Vivevo un vero e proprio stato d’ansia, quasi ogni fine settimana perché ci facevano correre ogni week end. Pensando a come affronto le gare ora mi rendo conto di essere molto più tranquillo, prima e anche durante la gara. Le cose cambiano, qualche volta anche in positivo.

Mentre tutto questo passa per la mia mente mi avvio verso la zona della frazione nuoto. Lascio lo zaino al deposito e chiedo aiuto per chiudere la muta ad una ragazza, atleta, che guarda assorta il lago. La ringrazio, penso di riuscire a leggere i suo pensieri, perché sono molto simili ai miei. Mi butto, l’acqua non è fredda. Soffrirò il caldo come al Cavallino? Spero di no. Esco dall’acqua. Il briefing è fatto in modo tecnologico: sul grande schermo viene proiettato il percorso. Bello, brava radio DJ. L’unico tema è la confusione, la musica troppo alta, le grida della speaker. Cerco di isolarmi.

Partono le ragazze. Parte la prima batteria uomini. 10 minuti ancora. E’ il mio turno. Sono sereno, guardo l’orologio, questa volta non mi devi lasciare, gli dico sorridendo. Tonnara. Solita situazione. Il problema è che sarà così dall’inizio alla fine della frazione. Tutti i 14 minuti gomito a gomito con gli altri. Riesco a prendere anche una pedata al mento, che male! Alla seconda boa faccio uno sforzo tremendo mi alzo il più possibile, per poter guardare davanti a me: dove posso passare? Mi rendo conto di essere un po’ più veloce di alcuni che mi precedono. Niente. Davanti a me un muro fatto a rondine, non si passa. Incazzato mi rimetto a testa bassa. Manca poco e si esce.

Qualche problema a togliermi la muta ce l’ho anche stavolta. Ma non mi innervosisco, finché corro cerco di capire come meglio affrontare il problema. Ce la faccio. Raggiungo la bici. Casco, quello nuovo, comperato poco prima. Esco, ora posso superare gli altri. Siamo in tre. Non mi preoccupo, raggiungeremo tanti altri atleti e si creerà un gruppone. E invece rimaniamo in tre per tutta la frazione! Incredibile. Passiamo gli altri ma nessuno ci viene dietro, nessuno si accoda. Ad un certo punto veniamo superati dall’ungherese vincitore della gara… è uno spettacolo, spinge in modo esagerato, fa volare la bici quasi a 50 km\h. Ci stiamo dietro per 5km poi lui rientra in zona cambio. Tutti e tre gli gridiamo ‘vaiii, forza, bravo!!!’. Lui si volta, sorride, fa un cenno di ringraziamento. Che bello che è questo sport!

Scendo dalla bici. Ho speso tante energie. Guardo l’orologio. Oltre 21 km, 33 minuti. Non male. Corsa. Il dolore non arriva subito, sale pian piano. Il solito dolore, una parte dello stomaco, quella destra. Dai battiti vedo che non sono così al limite, cerco quindi di spingere di più. Mi ricordo del male alla gamba sinistra della precedente gara: per fortuna è sparito. Dopo il 3 km, come da manuale, il mal di stomaco passa e di conseguenza aumento il ritmo della corsa. Scendo sotto i 4 minuti a km, quella era l’andatura che volevo tenere fin dall’inizio. Arrivo. Non c’è nessuno ad aspettarmi questa volta. Un minuto e sto già molto bene, il recupero è buono. Quando succede così mi chiedo sempre se potevo dare qualcosina di più in gara.

Un ora e 12 minuti il tempo totale. Non lo so giudicare. Alla fine è mediamente bene in tutte e tre le frazioni. Molto bene i cambi. Il tempo però è superiore allo sprint di Cavallino-Treporti: non posso però fare i confronti sulla distanza reale della gara, per il problema dell’orologio…

Ore 12. Pasta party, non male devo dire. Ricevo ordini dai coordinatori del Propatria, la mia squadra: serve aiuto per le gare dei ragazzi nel pomeriggio. Mi posiziono ad una specie di giro di boa, a 5/600 metri dalla zona cambio. E’ un punto delicato, devo urlare di stare attenti alla curva pericolosa. Infatti in tre cadono. Nulla di grave ma vedo nei loro occhi lo spavento. Bello vedere questi ragazzi e ragazze che danno tutto, li sento faticare come ho faticato io poche ore prima di loro. Li vedo girarsi per controllare la distanza dall’avversario. C’è competizione!

Ore 17, sono a casa. Giornata piena, giornata di sport che mi lascia sensazioni positive.

La mia gara su Garmin.

Le due foto…