Cavallino-Treporti, 12 maggio 2018

29 marzo 2018, zona Bicocca, Milano. “Ma c’è una gara nelle zone di Venezia nel week end del 12/13 maggio?”. Domanda. “Sì. Ben due! Una a Caorle e l’altra più vicino a Jesolo, si corre il sabato. Uno sprint.” E poi: “a Caorle ho già fatto i Campionati Italiani di Duathlon, quindi meglio Jesolo”. Le risposte, veloci, senza quasi pensare. Ma sì, quindi… perché no?

Eh perché nemmeno puoi immaginare cosa ti può capitare. Ad esempio? Ecco ad esempio potrebbe capitarti di:

  1. perdere un orologio da 500 euro durante la frazione di nuoto;
  2. perdere il contatto in un banale giro di boa un gruppo che avrebbe potuto regalarti un gran bel tempo finale;
  3. patire il mal di stomaco durante la corsa (ancora!);
  4. arrivare non conoscendo il tuo tempo e rimanere nel dubbio per diversi giorni…

Quattro punti che riassumono la mia gara, il mio stato d’animo. Ma forse è meglio partire dall’inizio, con la consueta cronaca.

Ore 7 e 30. La sveglia del telefono suona. Sono a casa in Veneto, i genitori sono già belli svegli. Ci vogliono essere anche loro, è comunque bello vedere questi pazzi che nuotano, vanno in bici e corrono. Nella stessa gara.

La giornata è calda e lo si capisce fin da subito: il sole picchia sulla macchina nera, anche il climatizzatore fa fatica a regalarci fresco. Caposile. Rallentamento. Ma veramente? Siamo a maggio, siamo sabato. C’è davvero coda per andare al mare come in una domenica qualunque di sole a giugno, luglio e agosto? Sì. E’ davvero così. Un po’ mi agito, questo toglie tempo prezioso: ritirare il numero, sistemare la bici, provare almeno in parte il percorso sono cose che richiedono tempo. Quasi improvvisamente per fortuna si ricomincia a viaggiare. Arriviamo in zona gara… ma il mare dov’è? C’è. O meglio c’è la Laguna. Esattamente quella che conosco, una pozza marrone che puzza di tutto tranne che di buono. Mia mamma: ‘ma tu devi nuotare dentro là?’. ‘Già mamma, così pare’. Mi preparo. Il tempo vola e come sempre faccio le cose troppo lentamente. Mentre sto finendo di infilarmi la muta (acqua a 19 gradi, dicono) sento in lontananza i fischi dei giudici che invitano a uscire dall’acqua. Ma come? Mancano ancora quasi 20 minuti a mezzogiorno, orario di partenza della batteria femminile, e già fischiate? Certe cose non le capirò mai. A questo punto però succede una cosa che mi lascia senza parole. A 5 minuti dalla partenza delle donne siamo ancora fuori dall’acqua. Ma come? Ma fateci partire! Il 99% di noi aveva la muta e con quella indossata il caldo diventa insopportabile. Cosa sta succedendo? Lo capisco solo dopo alcuni minuti: l’ordine (di chi? dei giudici?) è quello di aspettare fino a che l’ultima donna sia uscita dall’acqua. Follia. Ma poi… perché? Nessuno lo sa. Giustamente non è che siamo tutti dei campioni, magari c’era qualche ragazza alla prima gara e come è successo per me l’impatto con il nuoto in acque libere non è proprio banale. E così assistiamo tutti allibiti alle ultime bracciate a rana di due concorrenti, a oltre venti minuti dalla partenza. Io sono dalle 11 e 40, con la muta indossata senza aver potuto entrare in acqua. Non ce la faccio più. La mia testa dice una sola cosa: mai più in questa gara! Mai più!

Sono nella prima delle due batterie (per fortuna). Entro in acqua. E’ calda. 19 gradi? Ma dove? Ma con che cosa l’hanno misurata? Sarà una gara in salita. Neppure il tempo di pensare a questo che sento la classica trombetta. L’orologio, penso, lo devo far partire. Lo guardo e premo ‘start’, sarà l’ultima volta che lo vedo.

Tonnara, di quelle brutte, di quelle in cui non si capisce nulla. Tengo la testa fuori dall’acqua sento colpi ovunque. Non mollo, so di averne tanti dietro, cerco di prendere il ritmo. Soffro il caldo dalla prima all’ultima bracciata, cerco però di tenere il ritmo, di tenere alta la frequenza. Simone, il nostro coach di nuoto è nella mia testa che dice spingi bene nella parte finale. Caldo, caldo ancora. Ultima boa, ci sono, sono curioso del tempo.

Mi alzo, corro, sollevo il braccio sinistro. Non c’è! Non c’è l’orologio! Non ci credo, non so cosa pensare. Ma non c’è! Mi viene voglia di fermarmi, di tornare indietro di dirlo a qualcuno… c’è un orologio da 500 euro dentro l’acqua. Mi rendo conto che è una cazzata. Non lo troverò mai più. Faccio la frazione bici e quella corsa sempre con il pensiero di questa cosa. E soprattutto non so nulla. Non so quanto veloce vado, non so quando sono ‘a soglia’. Cerco di sentire quello che provo, in fondo quando non esistevano queste cose si faceva senza. So che comunque devo dare tutto, ma sento che non ho la testa, non sono concentrato.

Il percorso in bici è tremendo: un rettilineo di 5 km, giro di boa altri 5 km per tornare in dietro. Due giri in tutto. Primo giro di boa, solito rallentamento. Sono in sesta, settima posizione del piccolo gruppo formatosi subito all’uscita dall’acqua. Uno evidentemente poco esperto davanti a me frena, ma molto, molto più del necessario. Se ne va un gruppo di 5/6 atleti che pedalavano bene, non riesco più a riprenderli. Impreco. Arrivo in T2, scendo dalla bici, l’ingresso e strettissimo (con tutto lo spazio che c’era perché farlo così stretto?). Ho uno davanti a me che corre con le tacchette, rallentando tutti quelli dietro. Non c’è spazio per passare.

Corsa. Mal di stomaco, fin da subito, il solito, che prende la parete destra. Male anche nella parte superiore della gamba sinistra, sintomo di un non completo recupero dalla mezza maratona di Trieste, fatta la domenica precedente. Non passano più i chilometri, ovviamente non sono indicati nel percorso. E io non ho l’orologio… Un’agonia! Dopo il giro di boa cerco di spegnere la testa. Corro al massimo, senza se e senza ma. Supero anche un nutrito gruppo di atleti.

L’arrivo, finalmente, è finita. Ma che cazzo ci sono venuto a fare qui? Il recupero avviene in fretta, vado subito dove ho nuotato. Per vedere cosa? Galleggerà il Garmin 935? Non credo. Guardo l’acqua in cerca di qualcosa di nero. Tutto è marrone. Tutto puzza come al mattino.

Metto via bici, la muta (vedo che è pure sporca di olio di catena, ci mancava anche questa!). Non so nulla, tempi, classifiche, quanto avrò fatto? Per giorni il sito ENDU non pubblica nulla, arrivo a scrivere agli organizzatori: ditemi almeno se mi sono portato a casa il mio miglior tempo.

Le classifiche arrivano mercoledì, nel 2018 direi abbastanza vergognoso. 1h e 07. Uscito 99esimo nel nuoto (su oltre 200), pensavo meglio. Oltre i 90 anche in bici, scandaloso. Meglio in corsa: 67esimo posto.

Deluso, arrabbiato. E’ andata così ed è inutile sprecare altre parole, altra rabbia. Laguna Sprint Ligerman Draft Race: di sicuro è un addio.

Le foto, queste come al solito sono belle! E come al solito GRAZIE!