Idroscalo di Milano, domenica 22 aprile 2018

La sveglia suona tardi per una gara di triathlon. La partenza alle 13 e mezza e la vicinanza della gara rendono il tutto molto comodo. La colazione prevede… pasta con olio di oliva (e con un po’ di formaggio). Non riesco molto a mangiarla al mattino, appena svegliato. Forse per l’agitazione pre-gara… Agitazione che c’è, fin troppa, e non ne capisco realmente il motivo. La ‘gara’ di casa? La presenza di tanti nuovi compagni di squadra da conoscere? O forse perché in questo week end di metà aprile all’Idroscalo c’è davvero un grande evento di triathlon? Una specie di festival. Gare il sabato con i TOP (formula grand prix) e per gli Age Group un triathlon distanza Sprint. Poi domenica finale Gran Prix con i TOP su distanza Super Sprint e infine l’Olimpico di domenica, la mia gara. Quest’anno prima gara primo olimpico (1,5km nuoto, 40km bici e 10km corsa), si parte col botto!

Ore 10 partenza. Tutto è pronto dal giorno precedente, faccio giusto l’ultimo check. Tangenziale Est, solito traffico, soliti Giargiana che si muovono alla domenica. Aeroporto di Linate. Idroscalo, eccolo: il ‘mare di Milano’, dicono. Non c’ero mai stato. Beh che dire… una specie di piscina pubblica (nessuno ancora faceva il bagno tranne noi…) con abbastanza verde per rilassarsi. E tanta gente. Troppa, come al solito, a Milano.
Ma torniamo al triathlon. La zona cambio è ampia. Tanta gente che guarda, musica, speaker. Ecorace è una garanzia, sembra tutto organizzato bene. Ritiro il ‘pacco gara’ (una maglietta e alcuni integratori, povero, anche questo ormai un classico). Vicino all’ingresso del nuoto c’è un piccolo stand del Cus Propatria, la mia nuova squadra, un ritrovo dove appoggiare le cose e scambiare due parole, mi danno anche la maglietta blu! Si respira aria da gara e alta tensione tra gli atleti TOP che devono correre il super sprint. Tutto ciò potrebbe agitarmi ancora di più, invece ha l’effetto opposto. Mi calma, anzi mi calma fin troppo. Finisco infatti per prendermi tardi e non riesco ad andare in acqua per scaldarmi. Con la muta sotto il sole si cuoce per cui chiedo solo il favore ai giudici di buttarmi per poi risalire subito. Acconsentono.

Briefing pre-gara, purtroppo non troppo così dettagliato. C’è confusione, la zona cambio è lontana rispetto a dove siamo. Il tutto mi deconcentra, tanto che non memorizzo bene il percorso del nuoto. Ore 13 e 30. Via. Sono nella prima batteria, quasi 175 persone (per fortuna l’Idroscalo è abbastanza largo). Poche bracciate e mi trovo a corto di fiato, ma soprattutto non vedo più gli altri atleti. Sono partiti a bomba e mi hanno lascito sul posto? Mentre la mia mente si affolla di questi pensieri vedo una muta nera con scritte zoot gialla tagliare quasi a 90 gradi su di me. Mi centra in pieno con una manata sul viso, spostandomi gli occhialini. E’ panico! Mi entra acqua nell’occhio sinistro, il destro per fortuna ci vede. Cerco di continuare a nuotare ma è difficile: mi fermo un attimo e con uno sforzo non da poco giro la lente sinistra svuotando l’acqua. Due bracciate e mi sono ancora fermo, devo risistemare perché mi entra ancora acqua. Innervosito dalla situazione cerco di ragionare. Perché tagliava in quel modo? Sono fuori ‘rotta’. Alzo la testa: lo sono davvero. Cerco di deviare verso sinistra anche io. La prima boa arancione che devo tenere sulla sinistra non arriva mai. Finalmente riesco a vederla. Faccio uno sforzo mentale notevole: devo nuotare meglio, così non va bene! Mi metto a spingere e in breve passo la seconda boa, sempre sulla sinistra. Ora sono in linea giusta, è il momento di recuperare. E infatti dopo qualche minuto raggiungo alcuni atleti, li supero anche. Mi sento soddisfatto, cerco di aumentare un po’ il ritmo. Prima di raggiungere l’ultima boa un dubbio: la devo tenere sulla sinistra, questo lo so, ma sono una o due? Me la prendo con me stesso. Dovevo guardare meglio il percorso prima di partire. La boa arriva e non ne vedo altre: riesco anzi a distinguere le due bandiere gialle dove so esserci l’uscita. Ci arrivo in breve, mi tirano su di peso. Sento uno strappo nella parte posteriore della gamba sinistra, sembra un principio di crampo. Mi allungo subito, per fortuna passa. Guardo l’orologio, 28 minuti. Se la distanza era giusta (1500m) non sono andato poi così male. Penso.

La bici è lontana, questo l’avevo ben capito. Non riesco a correre forte come vorrei perché ho caldo e sto tentando in tutti i modi di togliermi la muta, almeno nella parte alta. Ce la faccio abbastanza facilmente con la manica destra ma nella mano sinistra rimangono incastrati occhialini e la cuffia e la manica non si stacca. “Ma che cazzo!”, dico ad alta voce. Arrivo alla mia bici, do uno strattone forte al braccio sinistro. Finalmente sono libero! Mi metto il casco, tolgo la parte bassa della muta pestando i piedi, come i professionisti. Sorrido, dura giusto un instante: ovviamente nella gamba sinistra tutto si inceppa. C’è il chip del cronometraggio. Mi siedo e spingo con forza. Vedo alcuni messi peggio di me, questo mi dà forza: metto i calzini alla velocità della luce e senza pensare sto già correndo fuori dalla zona cambio. Salgo in bici. Sono solo, ovviamente, ormai mi sto abituando a questa situazione. Raggiungo un atleta davanti a me, gli dico che possiamo organizzarci, tirare un pezzo a testa. Sarà dura solo in due penso, ma non mi perdo d’animo. A questo punto vedo una cosa allucinante, mai vista prima: il 123 è poco avanti a noi, cerchiamo di raggiungerlo ma appena gli siamo a ruota comincia a scartare a destra e sinistra in modo anche pericoloso. Perché? Mi chiedo. la scia è consentita. Forse non voleva che qualcuno gli stesse a ruota? Incredibile. Rimango senza parole. Qualcosa mi sfugge osservando i comportamenti delle persone, sempre più spesso. Ma torniamo alla gara: metà del primo giro e veniamo raggiunti da un gruppo che va forte. Subito mi accodo, cerco di dare una mano ma cerco anche di respirare un po’. Devo anche trovare punti di riferimento come il mio fotografo personale al quale devo concedere un sorriso! Per fortuna ci riesco. Non mi sento stanco, ma la strada è ancora lunga davanti. Il percorso a tratti è tortuoso ma ciò mi diverte, sto guidando la bici bene. Devo stare calmo e concentrato però, la caduta è sempre dietro l’angolo. Vedo infatti un paio di ‘voli’ non da poco. Il terzo giro fila via veloce, il quarto è un po’ più lento. Dopo aver respirato un po’ decido di allungare per l’ultimo pezzo, prima di entrare in zona cambio. Vengo subito seguito e superato, ormai però ci siamo: ‘scendere dalla bici’, urlano i giudici. Questa volta corro bene, raggiungo la mia postazione in poco tempo. Appoggio la bici e metto le scarpe. Parte il pezzo più duro, la corsa.

Fa caldo. Ho 10km davanti a me. Sento subito un dolore allo stomaco, poi alla milza. Devo resistere a tutto, questa è la mia frazione, dove posso dare di più. Non ci sono giustificazioni. Il primo km passa in 4 minuti e 17 secondi. Bene. Con lo stesso identico tempo il secondo e il terzo. Bene. Forse riesco a far di più? Provo a spingere ma il massimo che ottengo è mantenere l’andatura. Gli ultimi due km sono sofferenza pura. Sono al limite, oltre 180 battiti per minuto. Ma non posso mollare, non ora. Voglio arrivare prima delle 2h e 20. Stringo i denti fino al traguardo. Gli ultimi 10 metri cammino, non ce la faccio proprio più.

Mi stendo all’ombra di un albero. Sono stanco ma sento che sto recuperando fiato abbastanza velocemente. La pancia brontola, ho davvero bisogno di mangiare qualcosa. Dopo alcuni allungamenti raggiungo il punto ristoro, un paio di tè mi fanno stare meglio. Guardo l’orologio. 2 ore e 14 minuti e qualche secondo. Guardo il nuoto. Passo medio 1:57, bene, meglio di tutte le altre volte. Ma non ancora benissimo. Ottima frazione in bici, oltre 40km\h di media. Bene la corsa, passo medio 4:20. Sono contento. No, sono contentissimo!

La mia gara su Garmin

La classifica

Le foto (grazie!!!!)