Sabato 31 marzo 2018, Stagno Lombardo (CR)

Devo dire che mi è sempre piaciuto il sito della FITRI, il sito della federazione italiana triathlon. Almeno nella parte del ‘calendario gare’, perché mostra in modo ‘pratico’ l’elenco per data e regione delle gare disponibili. Questa gara l’ho scoperta così, durante la pianificazione della stagione, cercando di inserire almeno un paio di duathlon prima di maggio. Perché i duathlon mi piacciono, lo confesso. Stagno Lombardo. Ho dovuto guardare dov’è usando Google Maps. Ah, vicino a Cremona. Il sabato pre-Pasqua. Ma sì, iscriviamoci!

Ore 7. La macchina corre lungo l’autostrada Torino Piacenza. Nuvole oscure si affacciano all’orizzonte. Pioggia? Ormai ci sono abituato. Due gare di corsa praticamente sotto l’acqua, senza dimenticare i campionati italiani di duathlon a Caorle con freddo e bora. Le sensazioni sono buone, sono tranquillo. L’unico tarlo riguarda il tempo. La gara parte alle 9 e sono partito fin troppo tardi. Certo è più facile preparare la zona cambio in un duathlon, però le operazioni pre-gara (controllo bici, aggancio scarpe, riscaldamento) che sembrano semplici si rivelano sempre più lunghe del previsto…

Uscita Cremona. Svincolo complicatissimo, sbaglio strada. Mi accorgo che sto per rientrare in autostrada… impreco, il tempo stringe davvero, ma vedo un cartello: ‘tutte le direzioni’. Il cartello della salvezza. Per fortuna.

Pianura. Strade rotte, messe male. Case basse, grigio il cielo come le case. Bagnara, frazione di Cremona. Sorrido pensando al mio amico Davide. Poi il cartello. Stagno Lombardo, 2km. Scendo dalla macchina, odore ‘bucolico’, di fattoria, sì insomma: puzza! Penso alla frase letta su Wikipedia. ‘Proprio l’ingerenza del fiume nelle vicende locali spiega la scarsità di notizie storiche sul borgo: le frequenti alluvioni, infatti, cancellarono spesso tracce importanti del suo passato.’ Mi passano per la testa le immagini di cosa volesse dire (o forse vuol dire!) vivere qui. Nebbia, freddo, lavoro, fatica e disperazione. Storie di gente che si conoscono tutti, storie di amori nascosti, forse. E il fiume che dà e che toglie. E quando toglie lo fa per davvero.

Ma veniamo alla gara.

Sono in ritardo me ne rendo conto. In più piove per davvero. Gonfio le ruote della bici, fin troppo. Mi avvio alla zona cambio, due pedalate le devo fare. Per vedere se è tutto ok, per preparare il rapporto giusto. Lo speaker tuona: 5 minuti alla chiusura della zona cambio. Scendo dalla bici, metto gli elastici alle scarpe, in modo che rimangano parallele al terreno. Mi faccio la mappa mentale di dove è posizionata la bici. Riscaldamento.

Il cuore batte velocemente. Troppo. Mi sentivo bene, ma dopo il riscaldamento sento la fatica. Non dovrebbe essere così. Briefing pre-gara. Mancano 5 minuti. Sono praticamente in prima fila. Alla fine non piove, bene, anzi, benissimo.

Fischio. Mi passano tutti. Ma davvero tutti. 150 persone che sembrano partite per la gara dei 100 metri. 200 al massimo. Mi agito. Cerco di stare calmo, ma non riesco a trovare il ritmo. Devo ‘spezzare il fiato’, ma non c’è verso. La salitina per prendere l’argine mi taglia le gambe. Cerco di stringere i denti, di mantenere alta la cadenza, non devo mollare. Il primo km arriva dopo un tempo che mi sembra infinito. Questa volta l’orologio è regolato bene e segna 3 e 55. Quasi non ci credo, pensavo peggio. Prendo coraggio, comincio a superare un po’ di gente. Inizia il secondo giro, mi sento al limite. Vedo i primi davanti a me che vanno ad una velocità impressionante. Cerco di non demoralizzarmi.

Arriva la zona cambio, ho corso al massimo, ora vediamo di non fare errori in questa fase. Cosa che invece succede. Ovviamente. Mi cade il casco! Lo raccolgo, lo metto ma non lo sento allacciato. Cerco di calmarmi, stringo la cinghia, prendo la bici corro pochi metri e salgo. Momento delicatissimo: bisogna infilare i piedi nelle scarpe! Lo faccio senza problemi, mentre vicino a me vedo gli altri in difficoltà che imprecano. Pochi metri di pedalate e la storia si ripete: sono solo. Anzi no, siamo in due. Dentro di me scatta qualcosa: non può essere come a Caorle, qui il vento non è così forte. Spingo sui pedali, tanto, troppo. Ci sono 3 persone a poche centinaia di metri davanti a me. Il fiato è corto, non posso pensare di fare 20km così. Per fortuna anche davanti rallentano un po’. Ora siamo in 5, un buon numero. Andiamo d’accordo, ognuno tira, fa la sua parte. In poco tempo di gruppetti ne prendiamo 3. Le strade sono sporche e messe male. Buche, sassi sulla strada. Incrocio le dita, speriamo di non bucare. Dopo il primo giro siamo circa 10 – 15 atleti, l’ultimo giro alcuni forzano un po’ il ritmo e rimaniamo in 5 -6. Tocca a me tirare l’ultimo km prima della zona cambio. Mi giro e mi rendo conto che gli altri non mi hanno seguito. Sono solo ma posso rimanerci, perché manca davvero poco alla zona cambio, faccio l’ultimo sforzo, mi sento come se fossi in fuga. Vedo il giudice con la bandiera. Dove devo scendere? La linea non la vedo, sarà la stanchezza. Fischio. Chiedo: ‘ma devo scendere qui?’, risposta: ‘Sì’. Ma non mi sono tolto le scarpe!!!! Comincio a correre con le tacchette. Mi sento in imbarazzo,  ma possibile che ogni volta debba succedere qualcosa?

Mollo la bici, via le scarpe. La sensazione nella corsa è buona ma ovviamente in bici ho speso e la fatica si fa sentire. E’ il momento di staccare la testa, cercare il ritmo. 4 minuti e 8 secondi, il primo km. Va bene così. Ne devo fare ancora uno e mezzo. Occhi quasi chiusi, devo arrivare che ho dato tutto quello che avevo.

Chiudo in 1 ora e 13 secondi. E’ record personale, è una gran gara! Alla fine un bel 6 posto di categoria, su 24 atleti. Sono contento.

Foto con altri compagni del Cus Propatria e rimetto tutto apposto. Si va in Veneto per Pasqua e Pasquetta.

La mia gara su Garmin.

Le foto (grazie al fotografo ufficiale, questa il voto è altissimo :-)).