Domenica 5 novembre 2017. San Martino Siccomario, Pavia

Domenica notte ore 3. Un lampo, un flash luminoso filtra dalla finestra. Apro gli occhi, forse sto sognando. Qualche secondo ed ecco il tuono. Il tuono? Al 5 di novembre? Ma davvero? Sì, è tutto reale. La pioggia cade copiosa nella pianura lombarda. Era prevista, a dire il vero.

Sono le 10. Arrivo nell’azienda Agricola Cascina Paradiso Vecchio situata in mezzo alla campagna. Google dice 4,8 di punteggio medio. Si deve mangiare bene da queste parti. Non ci sono montagne, il panorama si divide a metà tra il grigio del cielo e il marrone chiaro tendente al giallo del terreno. L’odore è di autunno che si prepara al freddo. Piove, piove tanto. Mi avvio per ritirare il numero e il pacco gara: un chilo di riso (ovviamente) che immagino pregiato e una confezione di caffè da regalare a qualcuno. L’ambiente sa di casa di campagna, porticati alti, trattori, scale di legno e sacconi di riso. Penso al duro lavoro nei campi, alla raccolta del riso, ai momenti di gioia ma anche di dolore vissuti in  questi ampi spazi di fronte a me. E penso alla mia gara… consegno il chip? Torno in macchina e mi avvio verso un luogo caldo e tranquillo?

Ore 10 e 30. Sono in macchina. Senza troppo preavviso non sento più il rumore delle gocce sulla carrozzeria. Ha smesso di piovere. Un conto è correre sotto il diluvio, un conto è partire senza pioggia. Ci sarà, al limite, un po’ di fango. Giusto un po’. Via, veloce, non c’è tempo da perdere. Preparo la bici, le scarpe, il numero. Voglio fare questa gara!

Posiziono la bici in zona cambio. Mi sembra che manchi qualcosa. Ricontrollo. Ah giusto qui manca il nuoto! Non serve l’asciugamano e bastano solo le scarpe per la bici. Con quelle da corsa devo partire. Allungamenti, corsetta e corsa veloce a scatti per scaldare gambe e cuore. Poi il briefing. Come sarà il percorso in MTB? Boh. Speriamo bene. Ore 12, si parte. Le gambe girano veloci. C’è un primo tratto in leggera salita, pochi metri ma quanto bastano per farmi arrivare il cuore in gola. Poi la svolta a destra, stacco la testa non serve pensare, la strada è tutta dritta. 4 minuti e 25 secondi dal via e l’orologio si fa sentire, vibra e suona, è passato il primo chilometro. Leggera discesa, cerco di prendere fiato. Rettilineo tra le risaie, fango, i piedi ogni tanto sprofondano nella poltiglia. Sto bene. Altro suono con vibrazione. Di già? Leggo 3:48. Su questo terreno questo super tempo? Sorrido, mi pare di stare bene, cerco di tenere quel ritmo, al limite c’è tempo per riposare un po’ in bici, penso. Comincio a sentire le gocce di sudore sulla fronte. Mi sono vestito troppo, è sempre così in inverno. Terzo suono. 3:51, sorrido ancora, ora si c’è la frazione in MTB. In zona cambio mi sento lento, sono lento, lo vedo rispetto agli altri atleti. Scarpe, casco. Salgo in bici e quasi cado. La musica cambia e lo capisco fin da subito, qui bisogna stare attenti a non volare a terra. Ancora rettilinei. Questa volta però passo attraverso pozzanghere intere di acqua. Ci metto un paio di km per diventare completamente marrone e per cominciare a ingoiare terra mista acqua. Il gusto di pantano non è proprio piacevole ma la fatica e tanta e respirare con la bocca chiusa è difficile. Per tirare un po’ il fiato cerco poi di stare a ruota, aiuta, eccome se aiuta! Non riesco a leggere la distanza nell’orologio perché è completamente ricoperto di fango, quanti km avrò fatto? Arriva il tratto più difficile. Una specie di campo aperto dove le ruote affondano nel fango. Rapporto leggero, qualcuno mette giù il piede. Supero, ondeggio come un ubriaco. Ultimi km, lo riconosco perché gli altri concorrenti sembrano impazziti, si mettono a ‘strappare’. Ma perché?, mi chiedo! Sono di nuovo in zona cambio, devo cercare di sbrigarmi. Ma non c’è verso, sono lento rispetto agli altri. Corsa, di nuovo. Solo 2 km davanti a me. Questa volta la sento tutta la fatica e come sempre sento quella sensazione di pesantezza sulle gambe. Cerco di mantenere la frequenza di passo veloce, il primo km è lento (04:23) ma il secondo va già meglio (04:11). Ho 5/6 persone davanti a me e valuto se raggiungerli. Ma sono al limite, più di così non ce la faccio. E in più… piove! Da quando ho messo giù la bici ha cominciato a piovere forte. Arrivo. 1 ora e 03 minuti dopo mezzogiorno. Va bene, benissimo così. Il mio primo duathlon sprint MTB.

Ho fatto un finale di stagione in crescendo. Merito anche del maggior riposo che mi sono concesso tra una gara e l’altra. Un buono spunto da tenere in considerazione per l’anno prossimo.

Piove. La macchina è piena di fango. La bici anche. Il pantano esce pian piano dai miei occhi e nonostante il ‘risotto party’ alla salsiccia a fine gara sento ancora il sapore della terra in bocca. Ma quanto mi sono divertito?

 

La mia gara su Garmin.

 

Le foto!