Viverone, 10 settembre 2017.

Ore 7 e 30. La stanza è spaziosa, le lenzuola sono bianche e sanno di pulito. L’odore è strano mi ricorda molto la vecchia casa di mia bisnonna e dello zio, a Marostica, nelle mie colline. Il rumore fuori dalla finestra non lascia spazio a dubbi. Piove. Ancora.

Sono a Viverone, anzi in un piccolo borgo chiamato Rolle. Sono arrivato sabato mattina per fare una prova del percorso in mountain bike e ho alloggiato in un grazioso B&B dove Giuseppe e Roberta si sono dimostrati molto ospitali e attenti alle mie “esigenze sportive”. In questi tipi di triathlon, cross country appunto, ho imparato che la prova del percorso è davvero molto importante. Perché i percorsi non sono mai semplici. E questo del triathlon Acqua&Terra di Viverone non fa eccezione. L’asfalto è raro e anche le strade sterrate larghe. Ci sono tanti… sentieri. O ‘single track’ come li chiamano i tecnici. Tracciati stretti, in salita, in discesa, curve e contro-curve, radici e ortiche… nel bosco. Il manubrio passa appena tra gli alberi. Il percorso è ben segnalato, non mi perdo mai durante la prova. Però ho faticato e non poco. Sopra la mia testa ci sono le nuvole ma per fortuna non scende nemmeno una goccia di pioggia. In ogni caso ho capito subito un punto fondamentale: saper guidare bene la MTB significa risparmiare tempo.

Dopo la prova del percorso doccia e un po’ di… cultura! Una mostra di McCurry dedicata alle montagne si trova al forte di Bard, un bel posto, ricco di storia, all’inizio della regione della Valle d’Aosta. Un ottimo posto per passare il pomeriggio. Nel frattempo ‘scende la pioggia’. Sarà così per tutto il pomeriggio e la notte.

Ore 8 e 30. La colazione è già stata fatta, la bici è in macchina. Sono già praticamente nel posto della gara ma come al solito non voglio prendermi tardi. Sono anche un po’ teso. A preoccuparmi sono le condizioni del percorso bike. Di pioggia ne è caduta tanta, forse troppa. Come saranno le salite e le discese? Sarò in grado di tenere bene la MTB? Ripasso a mente il percorso del giorno prima e mi convinco che non ci sono pericoli. Non ci sono punti esposti e non si raggiungono nemmeno velocità elevate. Al limite finisco con il culo per terra! Comincio la preparazione della bici, il freno anteriore a disco sfrega un po’ sulla pastiglia. Mi armo di pazienza e sistemo la pinza. Poi borraccia, kit riparazione ruote da attaccare da qualche parte e barretta energetica: la gara sarà lunga. Tutto pronto. Volo in bagno e questo mi fa sentire bene. Buon segno. E poi ancora: prendo il pettorale, faccio due parole con il mio amico Gianluca, provo a scendere le scale in cemento che si trovano prima di riportare la bici in zona cambio. Incredibile ma sono già le 10 e 45. Sistemo la bici e torno in macchina per indossare la muta. E’ il momento, si parte!

Il riscaldamento è importante e ‘assaggiare’ l’acqua del lago di Viverone è il metodo migliore. Cerco di avvicinarmi alla prima boa. L’acqua non è fredda come mi aspettavo ma è piena d’alghe, soprattutto nella prima ventina di metri. Però mi sento bene, scivolo sull’acqua. Provo una bella sensazione. Al ritorno dalla boa comincio a sentire un fischio lontano. E’ quello dei giudici, che intimano l’uscita dall’acqua. E sono pure arrabbiati. Non capisco bene il motivo… ho forse sbagliato a fare i conti? No! l’orologio dice 11:44. Il briefing era alle 11:45. Segnano il mio numero sul quaderno… cominciamo bene! Sono colpito dal casino generato e da questi fischietti che continuano a emettere suoni inutilmente. Mi innervosisco. In più ho un problema. Mettendo la muta ho scordato di stendere un velo di vaselina sul collo. Sento bruciare. Per fortuna l’ho portata così prima della partenza, ascoltando il briefing, me la metto bene sul collo e sulle caviglie.

Ore 12 e 03. Guardo l’orologio e premo il pulsante start. Sono in mezzo alla solita tonnara! Questa volta è peggio delle altre, tirano manate che manco stessero zappando la terra. Dopo qualche bracciata in mezzo al gruppo uno mi tira giù e bevo. Comincio a tossire. In teoria sono preparato a questa situazione ma questa volta la tosse continua. Non voglio mettermi a pancia in su, non voglio perdere tempo! Così cerco di tossire quando sono sotto acqua (ho provato anche questo in allenamento!). Mi riprendo solo dopo la prima boa, dove incredibilmente si apre un vuoto davanti a me. Sto sbagliando strada? Sto facendo la traiettoria sbagliata? La boa successiva la vedo e non penso di essere fuori linea. Ho mille dubbi ma cerco di cacciarli lontano. Devo aumentare la frequenza delle bracciate, devo di impormi di guardare avanti solo dopo 20 bracciate. Sono alla seconda boa e ancora non ho riferimenti davanti a me. Li sento però dietro a me! Due belle manate sulle gambe che quasi mi riportano sotto acqua. Decido di tagliare dritto, devo però continuare guardare l’arco rosso che vedo lontano, non ci sono molti riferimenti. Ad un certo punto capisco che non posso essere in così in tensione per la traiettoria per cui vada come vada, se è sbagliata pazienza! Comincio a nuotare per fare velocità e finalmente arrivo alle alghe. So che mancano 20 metri. E so che l’uscita è scivolosa. Per fortuna due persone mi prendono per le braccia e mi spingono fuori. Leggo 16 minuti sull’orologio. Sarebbe un tempo bellissimo se fossero 1000 metri ma sono sicuro che era più corto il tracciato (scopro alla fine 820 metri…).

Salgo in bici, mi aspetta una lunga salita che fa da raccordo ad un percorso ad anello di 7km. Mi sento bene e superare diversi altri atleti mi dà ancora più energia. Tutto l’entusiasmo però finisce presto. Entro nel percorso ad anello ed effettivamente c’è tanto fango. Faccio fatica a stare in equilibrio quando entro nelle immense pozzanghere. Nelle piccole salite sento di avere la gamba per spingere. Comincia una specie di elastico che durerà per tutta la frazione: mi avvicino agli altri concorrenti in salita e perdo contatto appena la strada spiana o, peggio, scende. Gli altri atleti pedalano, ‘piegano’, si buttano nelle curve mangiando la strada e io perdo terreno. Questo mi demoralizza un po’. Cerco di prenderla con filosofia, alla fine mi sto davvero divertendo in quel percorso! Il secondo giro riesco a farlo più seduto sulla bici, mi sento più a mio agio. Tranne ovviamente un piccolo pezzo di discesa dove penso sia davvero impossibile non scendere. Lo penso finché non vedo un pazzo davanti a me che con la ruota posteriore completamente sollevata scende per quel muro dosando il freno anteriore, in uno sforzo di equilibrio che neppure al circo… Ok, penso, qualcosa da imparare ce l’ho! L’ultimo pezzo si torna in discesa verso il lago, cerco di bere, di recuperare un po’ di energie per la corsa. L’ultimo passaggio prima del T2 è una bella scalinata in cemento. Ma l’ho provata prima di partire! La faccio senza particolare difficoltà ed entro in zona cambio.

L’inizio della frazione corsa è molto divertente: una piccola scarpata di qualche metro resa molto scivolosa dalla pioggia. Per fortuna c’era un buon uomo che dava una mano. Bellissima questa sequenza:

Il percorso poi è ondulato, misto asfalto / terra ma abbastanza semplice, senza salite impegnative. La sensazione il primo km è sempre la solita… le gambe chiedono pietà, sono dure sono abituate alla pedalata. Ma a differenza di altre volte sento di poter passare questo momento più velocemente. Infatti è così. Dopo 1 km sento di essere già ‘a regime’. Passato il ristoro c’è un altro piccolo punto scivoloso, ma di pochi metri. Lo supero senza difficoltà e mi lancio nell’ultima parte lungo il lago di Viverone. Mi sento bene, il tratto è pianeggiante e scendo a 4 min e 10 a km. Il secondo giro provo a forzare un po’ di più ma le gambe mi richiamano alla calma attraverso il tipico dolore pre-crampo. Rallento e finisco la gara in 2 ore e 20. Soddisfatto.

Bella gara, da rifare. Organizzazione davvero ottima a partire dal sito ben fatto, con tutte le informazioni necessarie. Il ‘massimo impegno’ degli organizzatori quando c’è, si vede. All’arrivo ho sentito qualche atleta che ha sbagliato strada in bici, in effetti c’era un passaggio poco segnalato causa caduta del cartello, probabilmente dovuto alla pioggia di sabato. Può capitare. Altra piccola nota: io avrei messo una persona a controllare la discesa pericolosa… non si sa mai, era un punto davvero difficile dove si poteva cadere. A parte questo però tutto è stato perfetto. Ottimo anche la possibilità di pulire la bici post-gara, era ridotta veramente male (come si vede dalle foto).

La mia gara su Garmin.

Le foto!!!!