Sirmione, sabato 24 giugno 2017

Fa caldo… tanto caldo!

Sirmione, ore 12 circa. Scendere dall’auto fa rimanere senza fiato. Umidità mista a calore, dal lago arriva una certa puzza. E poi… ma dov’è la zona cambio? Gente, confusione. Un po’ me l’aspettavo. Oakley Trio Sirmione. Il nome sa di sponsor di alto livello, soldi. E poi c’è pure ‘gareggia col campione’. Cioè anche la Garmin di mezzo. In fondo, ad un mese dalla gara, nel sito si leggeva in grande un bel ‘sold out’. Quasi mille persone. Cioè, mille triatleti. Per gli amanti delle statistiche sono circa il 6% degli atleti iscritti alla FITRI (Age group). Sono un po’ a disagio lo ammetto. Anche perché è tutto un po’ complicato, le due zone cambio, ad esempio, sono posizionate a circa 3 km l’una dall’altra. Il parcheggio? Alle 12, quello vicino alla zona cambio 2 già pieno. Così si deve camminare, pensare a cosa portare. Con il sole che picchia, un po’ di tensione, non sono operazioni semplici. Cerco di organizzarmi al meglio, porto le scarpe in ZC2 e borsa in spalla pedalo fino alla zona arrivo dove c’è la ZC1. L’una e mezza. Caldo, non riesco neppure a pensare di mangiare. La partenza però è fissata alle 16 e 30… Butto giù due barrette e continuo a bere e continuo a sudare. E’ il mio primo triathlon olimpico, ho un solo obiettivo. Finire. Anche con questo caldo. Raggiungo la zona partenza, altro posto ancora. Siamo in tanti noi della gara ma ci sono anche tante famiglie che vogliono andare a fare il bagno al Lago. E’ divertente fare il riscaldamento assieme ai bambini che giocano in acqua. Però penso anche che non sia proprio il periodo più indicato per fare questa gara, qui, in questo posto. Vedo solo una parte del percorso di nuoto perché dopo la seconda boa si taglia dritti, dentro al Castello, sotto il ponte, passando per un piccolo porto. Spettacolare, sicuramente. Ma che acqua in quel tratto… sporca e puzzolente! Partenza. Terza o quarta batteria non lo so, non importa. Devo pensare a nuotare e pensare che non sarà breve. La partenza è ok, mi sento bene, fino alla prima boa fila tutto liscio. Poi…. non proprio. Il tratto fino alla seconda è complicato, perché lasciano passare barche e motoscafi vari che creano onde, onde fastidiose. Poi, la stanchezza. La sento, faccio fatica, perdo il ritmo delle bracciate in più occasioni. E le botte dagli altri sono tante, siamo troppi in acqua in un passaggio così stretto. Sento il mio corpo che affonda sempre di più, le bracciate si fanno pensanti. Finalmente il tratto del porto dopo il Castello. Stringo i denti manca poco. Esco dall’acqua e sono passati 32 minuti, tanti, troppi. Senza muta mi rendo conto di far fatica, di dover migliorare tanto in questa frazione. Bici. Sono tranquillo e parto veloce. Due problemi: la fascia cardio non funziona e mi cade la catena. Soluzioni. La prima è quella di cercare la fascia: maneggio con i pulsanti: ci riesco l’orologio la rileva. La seconda è quella di scendere dalla bici e usare le mani. Un minuto e mezzo perso. Va bene, non importa. Il percorso bici è bello sono concentrato e sento di avere energie. Dopo i 30 km rallento un po’. Ho speso tanto, forse troppo in questa frazione. Scendo dalla bici, sono in T2 e, come in T1, mi sembra di aver ormai assimilato le tecniche di cambio. Sorrido ma dura poco. Due passi e il mal di stomaco mi prende. Perché? Non lo so, ma c’è. Non ho preso barrette. Ho forse bevuto troppo al primo ristoro? Non lo so, ma fa male. Poi fa davvero caldo e sento le gambe come due macigni. Primo km e mi è subito tutto chiaro. Quattro minuti e cinquanta. Scendere sotto quel tempo? Impossibile. I battiti sono alti, troppo alti. Qui bisogna pensare solo una cosa: portare a casa la pelle. Sento le sirene delle ambulanze due o tre volte. Vedo atleti a terra cotti, che non riescono ad andare avanti. Vedo tantissimi che camminano. No, devo resistere. Corro piano ma devo correre. Al settimo chilometro un po’ mi prende il panico. I battiti salgono, sto andando a 5:15 ma devo rallentare ancora. Cerco di pensare ad altro di rilassarmi. Mancano ‘solo’ 2 km. Al ristoro mi fermo, 10, 20 secondi, sono quelli che bastano. Piano riprendo e ora vedo il traguardo. Due ore e mezza, e 32 per precisione. Bene, alla fine molto bene. 354 posizione su circa 800 persone, sì posso essere contento.

Ci ho messo più di mezz’ora per riprendermi. Attorno a me gente che stava male per il caldo, gente con le coperte termiche, medici che facevano punture. Sembrava un campo di battaglia. Io avevo anche un problema di ‘fame’. Non avevo mangiato, ero privo di energie. Qualche zucchero, la classica pasta finale (anche se non molto buona) e via, come nuovo. Più o meno.

Ore 21 e 45. Accendo la macchina. Temperatura 33 gradi. Ok.

Grazie Lago di Garda, a presto!

La mia gara su Garmin.

Le foto