Santa Teresa di Gallura, 10 giugno 2017.

E’ la gara che mi sono regalato per il mio trentanovesimo compleanno. L’ho notata a inizio stagione sul sito della FITRI mentre facevo il piano delle gare del 2017 e mi sono chiesto… perché no? E così eccomi qui a raccontare quella che è probabilmente la gara di triathlon contemporaneamente più dura e spettacolare che abbia mai fatto.  Una gara con panorami mozzafiato, una frazione di nuoto in acque limpidissime, una frazione di bici in mezzo al mirto e una di corsa ‘a picco sul mare’.

Ma andiamo con ordine. Il mese precedente alla partenza, mentre pensavo a come organizzare il tutto, ero un po’ preoccupato. Il sito che il Triathlon Team Sassari aveva pubblicato era aggiornato all’edizione dello scorso anno. Io avevo già pagato l’iscrizione e inviato la mail per conferma ma non mi era stato rimandata nessuna mail di risposta. Con traghetto già prenotato, casa già pagata (Air b&b) direi che avevo ben ragione di essere preoccupato. Così mi sono deciso a scrivere a Fabrizio, l’organizzatore, che nel giro di pochi giorni mi ha risposto confermandomi il tutto. Qualche giorno dopo ho trovato anche l’evento su Facebook del 2017, dove, pochi giorni prima della partenza, hanno pubblicato l’elenco partecipanti con il mio nome (una settantina in tutto). Bene. Si parte!

Sono arrivato in Sardegna giovedì tardo pomeriggio ed è stata una bella sensazione. L’ho trovata più pulita di qualche anno fa ma ancora molto ‘selvaggia’. E poi… che colori! Il mare aveva molte sfumature di azzurro e blu e il pensiero è stato: la prima frazione sarà davvero magnifica!

Il venerdì si potevano provare i percorsi della MTB e della Corsa. Un’ottima cosa, perché nei due triathlon cross country che ho fatto lo scorso anno una delle cose che mi sono portato a casa era l’importanza di conoscere il percorso. Con la MTB conoscere in anticipo quello che ti aspetta in gara è di fondamentale aiuto. Beh, in questo caso è stato fondamentale anche per cominciare a preoccuparmi! Dopo una salita molto impegnativa su asfalto, infatti, il percorso si snodava tra piccoli e tortuosissimi sentieri. Il fondo era sabbioso, pieno di insidie: sassi da scavalcare sia in salita che in discesa, scalette da fare in discesa di una certa pendenza. Restare in equilibrio? Una bella impresa! Il percorso misurava circa 6,5 km e la prima volta che l’ho fatto ci ho messo 40 minuti! Ho perso il conto delle volte in cui sono dovuto scendere dalla bici. Ho capito quanta la tecnica sia fondamentale e quanto io sia scarso. Confesso… mi è salita l’ansia. Il giorno successivo di giri ne dovevo fare 3! Questo voleva dire un tempo infinito per fare la frazione di bici. E questo voleva anche dire puntare a non arrivare ultimo, perché ho capito benissimo che non contava solo la preparazione fisica ma anche la tecnica di guida della bici. Ho fatto il percorso un’altra volta, cercando di capire dove dovevo per forza scendere dalla bici e dove invece potevo rischiare. Subito dopo la prova del percorso bike mi sono lanciato in quello di corsa, fiducioso che sarebbe andata meglio. Non è stato così. A parte che non c’era un metro di pianura, e questo me lo potevo immaginare, la difficoltà consisteva nei sentieri da percorrere. La sensazione era quella dei sentieri accidentati delle Dolomiti con gli stessi ‘gradoni’ da superare. Ebbene sì, in un punto bisognava perfino saltare da una roccia all’altra. Non ci credevo! Nemmeno nella frazione di corsa, dove di solito vado meglio, sarei riuscito a correre veloce. Se ci mettiamo poi che c’erano tre punti in cui il sentiero si restringeva a circa mezzo metro e proprio in quei punti c’era uno strapiombo di qualche decina di metri sul mare… e se ci mettiamo che io soffro di vertigini…. la questione cominciava a farsi impegnativa! Questo era il quadro che avevo di fronte venerdì sera. Dovevo semplicemente abbandonare qualsiasi mentalità agonistica e concentrarmi su due cose: finire la gara e godermi quel paesaggio favoloso! Sabato mattina la mia mente era impegnata a far calcoli. Due ore e mezza. Sì due ore e mezza potevano essere un tempo decente da centrare. Ce l’avrei fatta? Non era scontato. La frazione in MTB era davvero impegnativa. Avevo poi calcolato che nei tre giri il dislivello complessivo sarebbe stato di circa 600 metri. Seicento metri di salita quasi tutti su sterrato… che sono ben diversi da quelli su asfalto.

Base di partenza e arrivo della gara era la splendida cornice della spiaggia Rena Bianca di Santa Teresa di Gallura. Forse per questo motivo l’evento (tra l’altro inserito come manifestazione ‘importante’ nelle comunicazioni del comune) è stata organizzato di sabato, per dare meno disturbo ai bagnanti domenicali. Sì con un unico appunto però: sabato pomeriggio! Partenza alle ore 15. Ok la brezza marina aiuta e aiuta anche il fatto che tra freddo e caldo preferisco il caldo. Ma 30 gradi sono 30 gradi. L’acqua per fortuna ha aiutato, è giugno e non era ancora così bollente. I giudici di gara l’hanno poi chiarito fin da subito: muta vietata. Non c’erano dubbi. Il percorso di nuoto prevedeva l’uscita all’australiana, ovvero un piccolo pezzo in cui si esce dall’acqua per poi rituffarsi.

Ma ora la cronaca!

Ore 15, la classica trombetta della partenza dei triathlon emette il suono. 60 persone sono un sogno, la tonnara quasi neppure si sentiva.  Solo un obiettivo in mente: arrivare in fondo! E così cerco di stare tranquillo, di non forzare, di prendere un ritmo che mi consenta di usare le energie nella frazione successiva. Il primo giro va bene ma mi accorgo subito quando esco dall’acqua del distacco rispetto ai primi. Infinito. Ok mi metto il cuore in pace e mi rituffo cercando di aumentare un filo il ritmo, sono andato troppo piano. Esco dall’acqua e mi aspetta una discreta salita per raggiungere la zona cambio. Cerco di correre ma non riesco perché troppo pendente. Ah devo premere il tasto sull’orologio! Lo guardo e vedo quasi 1400 metri! Ma come? Non dovevano essere 1000? 400 in più sono…. tanti! Ma va bene così: quando mai avrò la possibilità di vedere SEMPRE il fondale dove sto nuotando? E di vedere i pesci? E di nuotare in quella piscina naturale? Bellissima frazione, non importa che sia stata più lunga del normale. Il cambio va bene, anche perché la mia non è l’ultima bici, ce ne sono altre! Fiducioso prendo la bici concentrato sulle insidie da superare. Tutto come previsto. In piedi non riesco a stare… devo scendere nei punti più complicati altrimenti finirei a terra! La seconda salita poi (delle 4 previste per giro) si rivela più impegnativa del previsto… è davvero dura e la ruota dietro slitta. I battiti salgono, sono a soglia ma devo stare calmo… è solo il primo giro! Cerco di non pensare a nulla se non a restare in bici senza cadere. Il secondo giro passa più veloce del previsto e nel terzo riesco a stare molto più in sella nei punti tecnici. Arrivo alla zona cambio stanco e mi aspettano 6 km di corsa non facili. Mi faccio forza mi bagno per il caldo. Il percorso è come lo immagino con una parte sulla spiaggia molto impegnativa perché ad ogni passo affondo senza fine. Comincio il secondo giro. E’ fatta, penso. No. Non è così. Nella parte più impegnativa del percorso un crampo alla gamba sinistra rovina tutto. Mi devo fermare. Non mi passa, cammino a malapena ma ci sono salite, discese, tratti con sassi. A due km dal traguardo mi viene da piangere. Che fare? Nulla. Sto fermo circa due o tre minuti facendo allungamenti. Poi riparto camminando. Cerco di spostare i pensieri, anche oltre alla gara. L’ambiente mi aiuta, il mare mi restituisce un po’ di calma. L’ultimo km riesco a correre un po’ e ci arrivo al traguardo. Stanchissimo. Tra gli ultimi. Due ore e 34 minuti e una classifica che di categoria (S4) che mi dice tredicesimo su 16. Nella generale non lo so non l’hanno pubblicata, ma sarò circa 50 su 60 o giù di lì. Va bene così, è stata un’esperienza, è stata un’avventura. Grazie Sardegna!

Bravi gli organizzatori per tutto. E bello anche il pasta party, fatto in un locale molto bello al porto di Santa Teresa. Grazie per questa bellissima esperienza!

La mia gara su Garmin.

E le foto… e che foto!