Manerba del Garda, domenica 21 maggio 2017.

Che gara! Mi sono davvero divertito!

In queste sei parole è riassunto il ‘perché’ di tutti gli allenamenti, di tutta la fatica, di tutta la passione che metto in questo sport.

La settimana precedente alla gara è stata difficile. In realtà un solo giorno è stato particolarmente difficile: venerdì. Cosa è successo è presto detto. Dopo gli allenamenti intensivi in bici martedì (50km a tutta al Velodromo Parco Nord), dopo 15 km di corsa con allunghi mercoledì e dopo un bellissimo giretto in MTB giovedì mattina alle 6 e 30 (che spettacolo fare tutte le stradine del Parco a quell’ora) venerdì (post intervento dal dentista, tra l’altro) decido di andare in piscina. L’obiettivo non è nuotare in scioltezza ma fare ripetute e fare pure una certa distanza. Bene. Ultime due vasche per arrivare ai 2500m e improvviso arriva un crampo al polpaccio sinistro. Il dolore è forte e continua per tutta venerdì e sabato e contribuisce a far crescere la mia preoccupazione per la gara di domenica.

Domenica mattina, il giorno della gara. Ore 6 la sveglia comincia a suonare. In realtà ero già sveglio da qualche minuto ma non trovavo la forza di alzarmi per fare pipì. Mi alzo, stendo la gamba sinistra e… niente! il dolore è ancora lì, anzi mi sembra più forte di sabato. Zoppico fino al bagno e la testa comincia a riempirsi di mille pensieri. Mi siedo e faccio colazione. I pensieri non li scrivo si possono facilmente immaginare. Decido che non serve a nulla continuare a pensare, se non ce la faccio mi fermo. Punto. Qualche decina di minuti più tardi sono in auto, la strada libera e la bella giornata con il sole già alto mi fanno tornare il buonumore. Uscita Desenzano punto verso Manerba. Le rotonde sono una attaccata all’altra e seguo il navigatore che non smette di parlare e quasi mi infastidisce. Arrivo in una piccola stradina e capisco che proprio di fronte a me si trova la zona cambio. Ci parcheggio molto vicino e comincio a piedi il consueto sopralluogo, cominciando dal lago. La gamba mi fa ancora male ma sento che più cammino più le cose vanno meglio. Il tempo prima della partenza sembra tanto ma in realtà devo sistemare cambiarmi, sistemare la bici, mettermi la muta, ‘assaggiare’ l’acqua del lago per il riscaldamento. Tutto passa così velocemente che non mi rendo conto di essere al via.

Seconda batteria, cuffia color bianco. Numero 290. Decido che è giunta l’ora di mettersi davanti, basta nelle retrovie per la partenza della prima frazione di nuoto. Il fischietto stile arbitro di calcio che dà il via mi coglie di sorpresa, mi tuffo ed è il solito maledetto casino. Manate, calci. Cerco di tenere la testa alta perché le piccole ondine del lago di Garda vanno veloci e ogni volta che respiro bevo acqua. In fondo sono le stesse onde del mio primo triathlon a Toscolano Maderno, quasi 12 mesi fa, dove in preda al panico mi sono dovuto mettere a pancia in su per ben tre volte. Finché nuoto mi tornano in mente quelle immagini e un po’ mi viene da sorridere. Mi faccio largo e cerco di entrare nel mio ritmo. Come sempre succede sento che posso dare di più ma non riesco. Provo ad aumentare le bracciate ma mi stanco subito e perdo il ritmo. Così provo cambiare la bracciata seguendo quello che mi ha consigliato il collega Anto (gran nuotatore). Va un po’ meglio. Mi impongo di fare così fino alla fine. Il tempo sembra sospeso, da quanto tempo sto nuotando? L’impressione è che non ne sia passato poco ma continuo a vedere altri concorrenti vicino a me indice che non sono proprio l’ultimo. Esco dall’acqua, la gamba, che non mi ha fatto male durante la nuotata grida vendetta. Stringo i denti, devo concentrarmi sul cambio. Salgo in bici e sto bene, non sento dolore. Comincio a fare il mio ritmo e mi accorgo che gli altri stanno alla mia ruota. Non cerco cambi, vado per la mia strada e infatti appena inizia la salita mi rendo conto di essere rimasto solo. Purtroppo non ho gruppi numerosi da vanti per cui non ho un vero obiettivo da raggiungere. Durante il secondo giro si avvicina un concorrente da dietro. Pedala bene e in salita fatico non poco per stargli dietro. In discesa cerco di recuperare un po’ di fiato, cerco di di bere o di idratarmi per meglio dire. Il secondo giro passa molto più velocemente del primo e prima del cambio decido di buttare giù il gel che avevo attaccato alla bici prima di partire. Gravissimo errore. In zona cambio riesco a sbagliare corsia, non trovo la mia muta e le mie scarpe. E’ panico. Cerco di leggere il numero sulle bici e mi accorgo che il mio posto era una fila prima. Aggancio la bici, via le scarpe che non avevo lasciato sui pedali come ad Andora. Sento che sto perdendo tempo, troppo. Mi infilo le scarpe volo fuori la zona cambio. Il giudice mi riprende: ‘il numero girato davanti’. E’ già. ‘Scusi!’ riesco a dire e cerco di correre veloce. 500 metri e parte una fitta alla parete destra dello stomaco. Il maledetto gel. Mi fa male forte ma non voglio fermarmi, la gamba sinistra regge possibile che devo fermarmi per lo stomaco? Il primo km passa in 4 minuti e 30, tanti ma non riesco ad aumentare il ritmo. Poi la strada comincia a salire e comincio a superare diversi atleti. Sorrido pensando al Soldamare trail e ai suoi 1200 metri di dislivello. Questa è una salitina da ridere. Quando scollino sento le fitte allo stomaco che cominciano a placarsi un po’. E’ il momento di correre per davvero e infatti il 3 e 4 chilometro li faccio in circa 4 minuti e 10 secondi. Così va meglio. Ora il traguardo è vicino. Ultimo chilometro in leggera discesa, non poteva esserci regalo migliore. Chiudo in 1 ora e 13 minuti e qualche secondo. Il tempo migliore in uno sprint. Sì certo il percorso di bici era di circa 19km e non 20 ma c’era anche salita!

Torno a casa con una bella sensazione. Mi sento bene. In macchina il polpaccio sinistro torna a far male ma ora sono più sereno. Qualche giorno di stop e poi cominciamo a pensare alla Sardegna! Questa volta con la Mountain Bike…

La gara su Garmin.

Le tantissime foto!!!!!!!!!!!